Tuffatrice ma smetto

Tuffatrice ma smetto

Santi numi.

Seradestate oggi mistotremare come seredestate riesumare.

Quando era sempre seradestate.

Lo era sempre d’estate.

Quando non era era aria che tornasse, puntuale sempre, sempre stupore.

Ora vibra, brezza, instupidisce, interna incrina  ora ti sento

Un cerchio si esclude si chiude

di pesci

si fa pialla concava a sventolar le orecchie di svegliasvegliasveglia! chist sì tu.

un accennar di baffi ditregiorni, deferente – uguali ai tuoi-

che vedo di svista

non scomoda termometri

non un terremoto

né scalmanarsi di voci più facile a squagliarsi di feci

e pare che sottosotto interi cantieri di continenti han scombinato le ere.

sarà silenzio sarà tacere sarà che è andato e l’estate finisce presto

in pasto al resto.

Parentesi caustiche

Parentesi caustiche

Più grande la fame di vita, più nazista il rigore inflessibile punitivo deprivante da imporsi, insomma, una strategia davvero vincente, Elisabetta: di tutto, piu ne hai bisogno… piu devi starne lontana. Ha una logica, no.  

Pausa cinica.

Concentrata sul mettermi e togliermi dai pastrocchi, esperimenti da cavia da spolpare, manco uno da consegnare alla scienza, da brevettare, tutti da archiviare con il bollino “cose da non fare mai a casa vostra nemmeno se siete esperti (?) e che non vi sognereste mai di infliggere al vostro più acerrimo nemico”. Un gran bel parco di divertimenti che divertente non è. Una gran gigantesca biblioteca di libri che insistono a farmi amare la vita e ci riesconl, ma che alla fine non me la cambiano mai.

Pausa ingrata.

Per dire, che ci metto proprio anima e’ còre per tassellare da perfettina il mio mosaicodimmmerda.

Indisciplina

Indisciplina

Una volta ero a Losanna ero una ragazzetta. Guardavo un sacco di videocassette una dietro l’altra mi piacevano i balletti, mi piacevano davvero tanto, ne facevo indigestione, ne facevo fuori anche quattro al pomeriggio ma era probabile che fingessi il maldipancia a scuola per schiacciarci anche le mattine mentre la nonna chiudeva i tordelli tonfanini in cucina e un quartino di litro di vino era per il sugo ma io la bottiglia alla fine l’ho sempre buttata via vuota, fammi questo piacere bettina arrivami te al cassonetto. Prima che la mamma ti viene a prendere. I balletti quelli con le grandi etoile quelli coi primi ballerini. Sì i costumi i tutù le scarpette i paesaggi di fiaba le piume dei cigni tutto bello, ma io mettevo il rallenty e volevo imparare. Non me ne fregava un cavolo della gloria del tulle rosa. Piazzavo uno specchio dietro la tv e sudavo finché le posizioni non erano uguali. Non c’era merenda che non potesse aspettare fintantoché, io con solo me e con una giuria scettica di innumerevoli solitudini ad affollare le iridi storcessero i colli a decretare un sufficiente figurativo, lasciapassare che l’impegno c’era. Una ragazzetta che lavora sodo, dicevano le mamme, una che peccato che non c’ha il fisico ma, una che ah l’Elisabetta peccato che è una salama da sugo perché ci mette tanto il cuore lei eh invece la mia con le doti che c’ha è sempre a giro a divertirsièproprioverochechihailpanenonhaidentipoveraelisabetta.  Chi glielo diceva poi, alla mamma mia, che invece una tempra e una scorza e un allenamento alla brutalità del banale, un callo fatto sui piedi per vaccinarsi al grottesco, al protagonismo osceno dell’ultima quinta, quella che resiste al cambio di costume, la comparsa grottesca che bisogna che sparisca per essere fondamentale. Mamma, ma il peggio fisico che ho mai coltivato e allenato è stato quello per cui, tra le mamme, anche tu, fuori da ogni orgoglio di madre e da istinto di protezione, ti univi a dire poveraelisabetta e ti sentivo. Io, per te, volevo essere ricca. 

Ecco, per dire. Che ora i balletti mi fanno veramente schifo. Mi dovrebbero mettere le mollette tortura ciglia per sbarrarmi gli occhi come a quello lì di Kubrick per costringermi a vederne uno, e mi dovrebbero davvero volere tanto male per infliggermelo.

Lettere dalla bastiglia e che dio mi mandi il senno di non spedire mai

Lettere dalla bastiglia e che dio mi mandi il senno di non spedire mai

Sei pèssimo, padre, dio. Cinquecentomiliardidiossessioni imballate con la glassa ossida in quel cervello da cui mi discolpo, potendo, giuro, mi dissocerei e divergo! cervello che è una vetrina a rovescio, custodisce imbalsamata una vip di prim’ordine una VeryInguardabilePerdente (o a scelta /impensabile incredibile inimmaginabile irriducibile indegna insigne inguaribile insanabile inscongiurabile inarrivabile ineguagliabile Indecente) di mostruose fattezze, di intensità caricata al negativo, di sprezzo e cosparsa non più di lacrime, inutili piagnistei surrogati da sirene d’ambulanza, ma di sputi che non hanno bisogno della forza fisica o di potenza del getto perché ho da centrarmi addosso, e basta che colino. Che la natura sia Leopardianamente beffarda, è palese quando assuefatta e vischiosa sento che con con l’intento di ripudiarmi e ferirmi e sdegnarmi e infèrere la gogna, quella sostanza di produzione locale, è perverso rimedio sfiammante, ciclica terapia del dolore. E tu, tu pèssimo, creatore giostrante e bigliettaio tronfio del mostrolario, tu, padre, babbo, fai il carnefice e ti presenti come la vittima. Io ti aspetto, ricerco e temo, hai lo sguardo assassino del cane bastonato con la mosca al naso e il bastone il mano, hai lo sguardo del serpente che incanta l’incantatore.

Superbiugie

Superbiugie

La maledizione di essere e riconoscersi mostruosamente intelligenti e ‘potenziali’ e altrettanto mancanti lacunosi voraginosamente privi di furbizia, scaltrezza, praticità, organizzazione, linearità, costanza, disciplina, impegno, insomma di agire a proprio vantaggio, con pochino di buonsenso, con istinto conservativo, con una briciola di amor proprio e il minimo biologico di egoismo . Quando mi ci metto a farmi del male però, eccellente nell’angoscioso contorcimento, sono rigorosa e metodica, sadica e perfetta mi ci dedico con lo studio mentale e la perseveranza instancabile di chi sfodera un sovrumano suo meglio e tutte le sue forze e rapina anche le forze all’universo per dedicarsi il suo più inclemente peggio.

 

(Ps. Non c’entra ora, ma sento la mancanza di Fiordisambuco, e non so come farglielo sapere, e non so nemmeno se possa interessarle, e non so nemmeno se sono capace di contattarla per dirle neanche so cosa, probabilmente nulla, solo che quello che sento, è che vorrei avere sue notizie, da lei o da qualcuno che le vuole bene, mi basta sapere come sta,e poi se se ne vuole stare in pace secondo me, da meravigliosa che è, fa pure proprio bene. Grazie se volete lasciarmi anche solo una parola, per tranquillizzarmi, tutto qui. Che poi come faccio a sbandierare per la milionesima volta che sto di merda anch’io??)