Frutto delle mie forze

Frutto delle mie forze

Sognavo che accumulavo una barcata di punti sulla carta fedele dell’esselunga e mi dicevo da oggi si cambia! Invece del solito sconto sta volta mi piglio il regalo, e mi pareva un grosso cambiamento, una specie di traiettoria che si riallineava su un buon sentiero da imbroccare, nella metafora della mia vita. MI attirava il profumo, bello, di marca con una & nel mezzo da qualche parte nel nome, confezione appariscente, polposo, di quelli che ti strizzan l’occhio alla giornata come se ti passassero la figaggine il giusto atteggiamento al primo spruzzo, di quelli che non sei più quella racchia secca del piano terra, ma la ragazza affascinante dalla storia misteriosa e il cui dolore si è sublimato in una scia persistente, un punto di domanda di cui non ti puoi liberare. E insomma raggiungo la soglia punti e mi dirigo tronfia verso il banco dei regali sventolando il mio diritto strameritato al premio, grazie grazie, già mi sento più rispettata tra gli esercenti, già mi vedo il direttore dello store che sta srotolando il tappeto rosso sotto i miei piedi verso la porta di uscita e nulla appena mi si chiude dietro la porta slide scartabello la confezione come la peggio morta di fame e tiro fuori sto campioncino con la linguetta salvafreschezza che manco i proteggi slip in omaggio aggioia son così tristi.

Farsi spiegare il silenzio da un clacson

Farsi spiegare il silenzio da un clacson

Nemmeno la letteratura, quella seria, la scampa. Era l’ultima cosa rimasta vergine e straniera a quel fagiolino mangiatutto del suo doverci essere. Camus non sarebbe affatto contento di venir spiegato (*ndr) da Saviano, forse Camus non vorrebbe nemmeno essere spiegato, vorrebbe rimanere un barbaro del pensare, e di certo un mezzo secolo fa non ha scritto con l’intenzione che il suo lavoro si adattasse a far da marchetta apripista a Saviano, né io ho alcuna intenzione di saperne il vantaggio, quello di Saviano. Scoprire Camus perchè ve lo spiega saviano è un episodio dissociativo degradante e grottesco, una dichiarazione pubblica -e intima- di idiozia, una lettera aperta all’universo della propria complicità all’infrollimento ignorante, un lamentoso e passivo culto del banale e dei suoi attori, allora nuoce meno alla salute chiudere ogni libro e ogni aspirazione minimoculturale e accamparsi volontariamente sotto un ponte a farsi un trip, e all’edicola andateci per comprare le smagliature dei Vip. Non state a sentire Saviano, potrebbe farvi passare la voglia di leggere Camus, o di leggere del tutto.

Poi fate un po’ come ve pare.

Ammirevoli previsioni

Ammirevoli previsioni

Io non ho capito la serietà o che test di attendibilità vacchereccia gli fanno per passare al vaglio del palinsesto, ma perché gli esperti su serenovariabile mi sbagliano il meteo che rientro in casa fradicia e quegli stessi mi azzeccano invece l’oroscopo che era una giornataccia?

Lapalissianica materia

Lapalissianica materia

Se son brutta guardami cazzo la dovrai sentire un po’ anche te un po’ di nausea di stoschifo te che non soffri te che il buco in pancia non ce l’hai te che le ridai se te le tirano, te che pensi che se ti fanno un torto son stronzi loro e su sorella e pure iddio ce l’ha con te, se son brutta guardala la rappresentazione il karma è puntuale fino a dove può coincidere aderire una brutta anima con una brutta e congrua punizione. Se son brutta guardami te che vuoi vedere il bello te che il male se non lo vedi è meglio e se l’hai visto non lo vuoi più rivedere, te che magari sei l’eroe che del suo male si è disfatto col coraggio e la tenacia e ne hai di illuminismo da impartire, te che valichi i tuoi morti e sai onorarli imparando. Te guarda i brutti come bòcciano a questa scuola e che hai vinto hai un bel diploma? Il permesso di spregiarli hai vinto, ma io neanche t’avrei chiesto un pegno di dogana un’offerta libera, ero un cibo elargito insieme all’assaggio di prova, te che sai e ti rassicura ma non lo diresti sotto tortura che chiunque se le becca se le cerca e ti confermo che chi cerca bene trova.

Qua so qua so qua so

Qua so qua so qua so

Mi lascio morire così. Un po’ a cazzo. Un po’ a fatica, un po’ a quanto durano però ste pile eppure eran scadenti che le ripiglio duracel la prossima, un po’ in sordina, un po’ e un po’ e sempre arrotondato al ribasso, un po’ a ciambella uscita dal friggifriggi senza buco, un po’ a stronza, un po’ a tanto chiasso clamore e poi tutto qui, un po’ a scommessa e poi aridatece i soldi.

S lunga come Suggestione

S lunga come Suggestione

Ieri ho fatto un test delle intolleranze, salta fuori che mi vengono le bolle urticanti e contagiose alla vista dei carrellini gialli pieni di surgelati glutine-free, biscotti glutine-free, carciofi glutine-free (!), glutine glutine-free, lampadine glutine-free. Io cerco di mettermi in coda alla cassa dei poveri, corsia preferenziale, dedicata, ad honorem al mio passaggio, cambia ogni giorno a seconda di quale scelgo diventa immediatamente la cassa dei derelitti, di solito si svuota pure perché alle genti gni fa imbressione di contarmi le vertebre da fame quando mi piego a raccattar la cesta, col cassiere mesto e depresso, pure lui, dove ci va la gente che compra i porri con ancora la terra e il compost e i lombrichi attaccati ai bulbi, dove ti devi preparare mentalmente con l’OM ai lamenti che chissà quando lo mandano in pensione ah lui si leverebbe volentieri di culo, sguardo fisso all’orologio a volte ti ritrovi mezza spesa aggratis perché non becca bene il laser concentrato sul cronometrare l’istante in cui megafonerà il suo bona nanni io fo festa! Uno pensa che a quella cassa lì non ci finiscono le pizze glutine-free, pensi che siano roba da gente che si può ben permettere di farsi le fisime e scegliersi la fissazione che vuole. Ma la mia allergia viene colta di sorpresa, perché pare, dicedice, che pure i miei amici della banda degli outsider ora c’abbiano innonno, innipote, l’amicodell’amico del mi fratello, la cognata del mi consuocero, igganzo della mi nuora, che sono intolleranti al glutine. Tutti dattè oh vengono a mangiare i parenti celiaci di ottavo grado e i loro amici, sti scrocconi.

Ma secondo me voglion solo dimagrire loro. E lo pigliano in tasca. C’è le peggio cose lì dentro ma a loro basta il bollino, la superficie della nomenclatura a norma per non essere da meno della collega aggiornata sul magico mondo sonoceliacoquindiesisto (chi te l’ha fatta la diagnosi, il coccobello a Camaiore?) , il marchio registrato intelligenza/sbarrata, un po’ indietreggiano con far teatrale quando cominci a appoggiare sul rullo i tuoi cavoli e carote ammaccate, santiddio, sono verdure glicemiche sei pazza e la risposta è sì! Farebbero meglio a continuare a mangiare quei porri con la terra e il compost ancora attaccati a’bulbi, e dare una spazzolata via ai lombrichi, metti caso son vegani.

Solo che mi intasano la cassa, gni fanno più imbressione a nessuno le bolle urticanti le pustole contagiose ora?? che storia è.