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Cosa ci rimane di Roberto Re. Non l’anoressia😂

A volte la famiglia non è esattamente il porto sicuro in cui trovare conforto e affetto e supporto, specialmente quella così vicina da essere a un tiro di schioppo per riversare comodamente il peggio. A volte ci vuole davvero un amico al mio fianco, ogni tanto a ricordarmi che non sono solo un peso anomalo su cui scaricare le colpe e tutto ciò che non si può mettere in discussione di se stessi che meno male c’è la figlia matta a fare da discarica e smistamento tossine, quelle che giustamente vanno spazzate via, e mica si liberano nell’aria, tutto sotto al tappeto della mia pelle, perché io le posso coprire. io sono abbastanza matta da poterle accogliere e nascondere tutte. il mio rispetto, vado a prendermelo da chi è felice di donarmelo senza che sia dovuto, e se non sentito naturale, ferocemente per questo rinfacciato. Dopo pranzo mi sono buttata via io, ma dalle risate. Grazie, amico Roberto. Ti ha mandato la nonnina a te, nella mia vita.

Grazie grazie grazie. E poi mangio. Che a tutto il mondo gli avrei tirato la minestra in faccia, oggi. L’istinto di chiamarti, perché boh è il tuo compleanno e perché boh, vai a nascere un secolo fa nel giorno che un giorno mi sarebbe stato utile che fosse il tuo compleanno per salvarmi. Forse un motivo non c’è o a volte non si vede, ma non c’è nemmeno di schiantarsi a terra, non per chi così vorrebbe vederci, e tenerci lì, e da quel punto a terra guardarli come fossero altissimi e intoccabili giganti

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Grazie, torno a piedi.

Lo schifo che mi fa quell’uomo che arriva da mia sorella e me che ci facciamo il culo e ci piace farcelo a stare dietro alle bambine e loro stanno dietro a noi e ci guardano attapirarci coi loro occhioni che non sanno, che non conoscono, che chiamano nonno nonno nonno perché il nonno passa le chicche di nascosto mentre mamma vieta e zia indora la pillola che chicche no o non sempre e non in cambio di qualcosa o di star zitti o di stare a essere qualcosa che non sono (non siamo) e che non gli piacciamo ma gli piacciamo se stiamo zitte lo ascoltiamo e gli diamo l’attenzione che tutto il mondo è merda tranne lui e tutto il mondo è merda comprese noi soprattutto noi cazzo che merda è, padre, esistere, come hai ragione. Sì che ti piacciamo quando ci schifiamo, quando ci annulliamo, quando ci pestiamo a sangue da sole. E tu odi la nostra razza e ne cresci una ancora più giovane, una ancora più innocente. E noi zitte. Lo schifo che mi fai che nonno nonno nonno il nonno è quello che di nascosto arriva fa bella figura due minuti che ha portato da mangiare sapendo che se lo mangerà lui e si beccherà le moine i complimenti rifilerà le chicche manipolatorie se ne uscirà tutto il tempo a fumare perché ci ha fatto l’onore di presentarsi con una vasca di peperoncini urticanti fissare l’orologio che l’aspetta il cane e poi infilarsi di nascosto una bottiglia di grappa mollata lì dall’inquilino inglese appena partito che nessuno cacava fino a che è rimasto un buco vuoto dove sembrava un soprammobile prima e riappariva il bitorsolo nella borsa in cui aveva trasportato il pranzo poi, pagata col silenzio delle bambine, e col loro pancino pieno di chicche. Nonno nonno nonno! Voglio il nonno!

Lo schifo che mi fai. Insisti perché esca con te, perché me ne vada con te, perché così adduci e puoi ben alzare le spalle sconsolato che te ne vai dopo tre secondi perché IO ho le paranoie sul mangiare, e non la pietosa verità che te ne vuoi andare a tirare fuori il bottino patetico e sistemare la merda di grappa in casa. A bertela. Col cane. Tronfio che le sorelle hanno come al solito dovuto adorare pazzescamente un briciolo della tua merda concessaci pensando pure di aver perso tempo, tralasciando completamente di guardarsi degli occhi forti della pagnotta e mollica di sostanza che ci hanno speso una vita facendosi il culo, ma arricchendosi.

 

Scusatemi, non ho altre parole, digrigno i denti e forse, tornerò a respirare lo stesso, con le mandibole rotte e nuovi blocchi, da riassorbire, da massaggiare, da veicolare di nuovo in sorriso. Ora sono anche di corsa, sul bus, e sto molto male, dopo se riesco da casa correggo sintassi e grammatica.

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Cose che vuoi tremendamente dire

Ha da finì stastoria che La mamma è sempre la mamma la mamma era sempre la mamma anche nel caso di Medea.

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La mia banca è indifferente

Una giornata un po’ particolare e ipnotica. Non sento di essere pienamente dentro di me, senza necessariamente, anzi proprio no, essere fuoriditesta, o fuoridime nel senso comune. Non mi sento triste né altro, non sono arrabbiata, non sono depressa, non sono felice allegra e tantomeno sono vuota o digiuna. Il paradosso è che mi sento di non sentire niente, e più che disturbare come sensazione a filo mi turba. Mi turba senza fare male. Succedono delle cose la mattina intorno a me che non si capisce che bisogno c’è, e che bisogno c’è di recitare con me, e che bisogno c’è di essere sempre quotidianamente scocciati e lamentosi e indignati della mia porta chiusa alle spalle se poi una mattina ci si spaventa che quella mia porta sia aperta. E ci si affretta a richiuderla. Per caso. una porta. Accertiamoci che sia ben chiusa. Perché Elisabetta dorme. Perché improvvisamente è importante non disturbarmi.
Boh.
Risulta che ora, passano le ore e io non torno a casa, non mi sento a casa, pur essendoci dentro, e i muri sono trasparenti e invisibili e invece le porte di cemento armato e i cinque sensi nel nastro isolante.
Passerà, e tornerò a abitarmi. Per cui buona serata, tutto ciò non ha niente a che vedere col mollare, si sta male si sta cosicosì, e ci si sta, e ci si sta mentrecontemporaneamente, non si molla

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..Ma falle gli occhi neri.

 

Niente svuota la testa e distrae dal fatto che sto mangiando a balenottera azzurra e che mi sono angosciata per tre giorni e strutta nell’attesa di dover attendere un pranzo e un’opera  intensi apocalittici in presenza della mia bestianera prosciugatrice d’animo il mio babbo, niente svòta iccapo come aggiornarsi sulle vicende della mi sorella ( e finire non solo per amarla ancora di più compresi tutti i suoi difetti e di volerli sentire io se li sento dentro e non per “pregiudizio catastrofico di genitori eternamente non contenti né orgogliosi di noi stirpedebole(*cit) o insegnato da una fragile autorità minacciosa che ad ogni boccone e mio passo va sgretolandosi” ma sferruzzare i denti e le unghie dall’istinto di proteggerla, essere il suo punto fermo, una sua sicurezza. Non solo io ho una sorella. Non solo io sono una sorella. Ma Lei ha e avrà sempre, la sua sorella.

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Safari 16° – Decluttering, Oltre l’Anoressia

Oggi sto decisamente meglio, di umore di testa e di cuore. E questo succede quando mossa da non so cosa decido di prendermi cura di me stessa e pensare alle mie cose tra le mie cose e nel mondo costruito coi mattoncini delle mie cose. Volersi bene e trattarsi con cura e pensarsi pienamente meritevoli di rispetto è il contrario esatto dell’individualismo egoista. Così posso cinicamente amare, accordare le note i discorsi e i silenzi in un concerto armonioso per accompagnare i miei passi come traccia sonora, amare chi sono cosa faccio cosa mangio e il perché lo mangio e vivo e di chi mi circondo e a chi do il permesso di visitare e avventurarsi nel safari di quest’anima savana, e chi in controcanto chi il coro chi controvento su una jeep chi incontro al vento e chi immobile aspetta impercettibili movimenti della fiera, che sono i suoi sospiri di Gratitudine a Sé.

🦁 La savana 🦁è sì ordinata ogni cosa al suo posto e non uno di meno nessuno meno importante nell’ecosistema e di sterminate combinazioni postazioni luoghi e situazioni e vite e infiniti orizzonti e la savana è un luogo di libertà, da proteggere, per la libertà.

❌Il Circo ❌ lo odio, il circo è godimento di essere in Schiavitù issandosi e camminando su (e grazie a) tappeti di Schiavi.

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Una rotta via, non importa sia una retta via, Elitossina

 

Nel bene e nel male, nel poca o tanta spensieratezza o luce del giorno, posso farcela anche remando al contrario, o se mi sembra la giornata una sequenza di mulini a vento battaglieri e minacciosi. C’è un filo che non si spezza, una linea che non dice “dove andare” ma “Vai” nella mia voglia di vivere senza ancora una collocazione definita o senza che sia uno stupido comandamento, che regge e tiene forte anche quando il resto dei cavi e di comunicazione o di molecole soffici nell’atmosfera e conduttrici di calore nell’aria sono completamente sfibrati, tesi, e suscettibili a ogni respiro che assomiglia così a sussulti trasalire inquieta in cerca gli occhi cercano gli occhi cercano, non hanno più tanta paura ma cercano e non sanno dove guardare, anche quando le parole hanno una direzione e un destinatario. Non tutto va bene, e soprattutto non va regolarmente bene, il mare interno ed esterno è tutt’altro che calmapiatta, per questo raccolgo qui anche le tempeste, sono quasi sicura che una nave che non attraversa mille intemperie non giunge intera al suo Faro e alla sua Terra e che sia più utile (e bello? di valore?) alla fine averle attraversate Io non voglio che giungano tante schegge perfette di una crociera in frantumi perché il timone è stato abbandonato, voglio giungere anche se fosse su una zattera incagliata dappertutto, battuta da ogni rovescio, e tenuta insieme dalle stesse croste e scogli e gusci che su di essa hanno fatto scudo e coesione. Non si molla il timone, mai!!!!!!

 

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Fermiamoci un rumore!

​Fermiamoci un attimo! Che #malditesta. Mangio tutto in silenzio. Non faccio neanche commentini recalcitranti e sarcastici o battute che davvero non vengono intenzionalmente percepite sarcastiche, ma come micce su un fuoco che però, è evidente, già divampava e non aspettava altro che il mio rametto. In silenzio butto giù. Non sento niente e nel paradosso colgo ogni boccone, a volume spento, o a rumore bianco. E forse…non so…oggi è anche meglio così. #sonotriste #sonoarrabbiata #manonhoilpermesso di esserlo. Qui tutti hanno il gran diritto di essere strasuperincazzanti e aggressivi e io la mia #guerrainteriore non posso neanche nominarla, se ho una difficoltà guai. O sei malatissima. O non puoi essere meno di perfettissima. O sei disperata a sangue. O non osare TU lamentare una tua emozione o trapelare un’espressione del viso neanche di sforzo o di cercare uno sguardo amorevole che per te dici #nonèfacile ma “pallina” sapessi tutti noi che PATIRE starti accanto.  Ho sempre chiesto scusa, di esistere. Ma voglio chiedere adesso scusa a me stessa di aver creduto solo di dover dimostrare qualcosa per essere amata di una qualsiasi forma d’amore compresa una veglia funebre e di aver cercato ascolto disperato dove non ci sono orecchie, né trippa per gatti, né sangue da cavare risucchiando alla cieca una distesa di rape. 

Buon pomeriggio.

E nonostante tutto, vaffanculo #anoressia uguale. Non per loro, ma per me, perché il segno di amore posso finalmente ricercarlo nella persona giusta: IO.
#fuckanoressia #diarioalimentare #edrecovery #tristezza #fastidio #rabbia #senso #motivo #farcela #mivorròbene #dcaitalia #anoressiaitalia #anoressiarecovery

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Giorno 14, un numero felice che ci sono anche nata – Oltre l’anoressia

Nonostante il trasloco assorba forze fisiche e mentali, il percorso è in avanti, che non so se è avanti dritto o avanti tortuoso o avanti un altro solo che a stare decente ci prendo gusto e sono così curiosa riguardo la vita, in continua scoperta e esplorazione col ritardo scandaloso a dispetto dei luoghi comuni e la scaletta burocratica buttata giù da qualcunaltro chissacchì che mi vuol vendere un modello di vita e una vita a scadenze impiegatizie che non segue il ritmo del mio cuore il gap dei 30suonati (embè): la curiosità che col cavolo ha mai ucciso il gatto o il leone, ma anzi rende la sua avventura nel mondo buffa e graffiante da strapparmi con le unghie un tenero sorriso e lasciare pelle e rami e gambi di fiori alla loro natura, senza possederli, ma forse essere in loro, e in loro ascolto, così che quasi ogni volta non mi dispiace di essere questa spontanea imperfetta e sguaiata me e non vedo l’ora che avanti sia Avanti il Prossimo. Oggi è la voglia di particepare in tutto e per tutto al sorriso della stregatta-vita, senza voler tenere troppe redini, e ammanettarmi nelle cinghie della malattia. Non ho condiviso solo un pranzo con due persone belle (mamma e una delle rare amiche simpatiche che adoro di mia madre , il resto sono una caterva di coglioni vari, può darsi che io abbia delle riserve reduci da vecchie ferite interiori mie, ma a posteriori, non è che con gli occhi più lucidi di adesso siano sto fior fiore di simpatia, e non ci vuole una ipersensibilità matta patologica insofferente come la mia per intuirla a pelle, lo schifo che gli fai ad alcune il pregiudizio che hanno e lo hanno tanto più strombazzano a destra e a manca quanto siano militanti di umanità e solidarietà femminile. in ogni caso non glielo dirà mai perché mi scatta come una belva, ma una delle ragioni per cui le sento particolarmente odiose non è neanche mia personale perché ce l’ho col mondo in generale, ma perché non sopporto che alla fin fine.. secondo me i torti maggiori e lo sdegno maggiore non è che lo riservano a me che vabbuò, carisalutiecciao, ma PROPRIO verso mia madre. e questo non lo sopporto. mi fa stare male. mi fa imbufalire. e mi fa ribollire che mamma neanche vuole sentirlo, non vuole sentirselo dire, non vuole sentire la mia opinione al riguardo che però riguarda lei. e allora mi faccio i cavoli miei, e fa male, vado avanti con la mia vita ma con un pezzettino di cuore che lei per loro farebbe e fa tutto, e loro non fanno un cazzo, anzi sì: di fare fanno che la trattano come una sguattera dietro le apparenze e con la doppia faccia dei viscidi mostrano di sé solo il loro lato bello con lei, ma dietro hanno il marcio. e io che il mio marcio quando ce l’ho lo mostro, come unica faccia, come quella davanti insomma, con a volte la disperazione del non sapere fingere e non volere fingere e non avere né pensare niente da ricavarci o da trarre favori e vantaggi, ecco con la brutale unica qualità di non riuscire più a nascondermi o dovermi imporre di non provare e reprimermi e rimuovere estirpare la sofferenza a comando, con questa brutale semplicità di una figlia, passi non vengono neanche notati e percepiti per non parlare di minimamente apprezzati e gioiti, ma ogni errore e mancanza rinfacciata. vabbè vabbè, oggi son felice. perché io lo sono, e perché amo esserlo in mezzo a persone con il cuore cangiante, e la mente colorata. Io con queste persone ci vado a nozze, il Leoncino gongola. Un nutrimento particolarmente felice, per ogni parte e stanza di me. Ridanciana e libera, anche di dire e seguire e farmi permeare da tinte stupide e leggere, ma di uno leggero e stupido “carico”. Impronta di Leoncino. Zac!

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Giorno 13, non è un video per impazienti.

 

Allora bisogna che sappiate che se uno c’ha fretta di mangiare bisogna che NON faccia le meditazioni guidate trovate per caso su Youtube. Perché 1 rischiate che vi stranite di avere avuto una botta di culo pazzesca e beccarne una non farlocca non pseudomistica newage non harikrisna non che te la vendono come terapia per il cancro (e purtroppo ESISTONO quelle, anzi, è PIENO di sti bastardi sciacalli più che sciamani) di quelle che Battiato gli può fare la parodia 🔝…MA DICEVO… se vi va di culo rischiate di trovare la pepita nel cumulo di letame e imbattervi in un rilassamento guidato che rilassa davvero e che il sonno che ti mette è un sonno pieno di simboli e significato e intuizioni che erano già parte di te ma che quotidianamente scansavi in remoto in qualche angolo invisibile a te e probabilmente lasci che tutto il resto invece ti inquini e ti intossichi e lo fai pure passare liberamente e farti del male e avere potere su di te… mentre da quell’angolino nascosto quel cassettino una lucina non si è mai spenta, ma tu eri intasata dal mal di testa di tutto il resto, e paziente aspettava di essere ascoltata. Aveva qualcosa di importante da dirti, e se la lasci libera e accetti prendi coscienza di possederla può ancora parlarti. Insomma sta vocina mi ha parlato, attraverso il mondo delle cose belle che si relegano in fondo ad appesantirsi schiacciate di inutilità e roba varia, ma sotto ci sono voci, ci sono persone, e ci sono cose e ci sono radici che facciamo aspettare molto, e che vale la pena conoscere. Nel mio caso…salgono a sprazzi dall’intuito, sono le epifanie che restano e rispettandoti in silenzio anche quando non le interpelli ti sostengono. Sarà un caso che sta meditazione guidata me la sia trovata davanti per puro caso il giorno della befana? e insomma insomma….cinque ore per comincià a magnà perché tanto da fissare nella testa, da non cestinare subito nella posta non aperta. quindi se avete furia di mangià alla svelta, scorrete il video finché attacco col risottogiallo 😂😜.

 

(online sul canale youtube c’è anche il video del giorno 12, per i feticisti proprio del fannullismo in contemplazione di rumori bianchi)

ISCRIVETEVI e condividete il mio percorso!!!! E che la vostra nonna😍 sia con voi!