La mia banca è indifferente

Una giornata un po’ particolare e ipnotica. Non sento di essere pienamente dentro di me, senza necessariamente, anzi proprio no, essere fuoriditesta, o fuoridime nel senso comune. Non mi sento triste né altro, non sono arrabbiata, non sono depressa, non sono felice allegra e tantomeno sono vuota o digiuna. Il paradosso è che mi sento di non sentire niente, e più che disturbare come sensazione a filo mi turba. Mi turba senza fare male. Succedono delle cose la mattina intorno a me che non si capisce che bisogno c’è, e che bisogno c’è di recitare con me, e che bisogno c’è di essere sempre quotidianamente scocciati e lamentosi e indignati della mia porta chiusa alle spalle se poi una mattina ci si spaventa che quella mia porta sia aperta. E ci si affretta a richiuderla. Per caso. una porta. Accertiamoci che sia ben chiusa. Perché Elisabetta dorme. Perché improvvisamente è importante non disturbarmi.
Boh.
Risulta che ora, passano le ore e io non torno a casa, non mi sento a casa, pur essendoci dentro, e i muri sono trasparenti e invisibili e invece le porte di cemento armato e i cinque sensi nel nastro isolante.
Passerà, e tornerò a abitarmi. Per cui buona serata, tutto ciò non ha niente a che vedere col mollare, si sta male si sta cosicosì, e ci si sta, e ci si sta mentrecontemporaneamente, non si molla

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12 comments

  1. Mi è capitato di “non provare” una simile sensazione… Ma devo dire che, più che non farmi effetto o semplicemente turbarmi, mi stava facendo impazzire. Magari non era nemmeno la stessa cosa, non lo so… Per quanto riguarda il resto, le persone sono sempre un po’ strane…

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  2. Uau, bel pezzo: mi hai fatto tornare a un periodo, diciamo, ehm, ‘strano’ della mia vita. In quegli anni forse mi avrebbe fatto bene parlarne con uno specialista, uno di quelli bravi, e invece ci sono stato qualche anno (di troppo) in più, ma ne sono uscito da solo, con le mie forze.
    Quello che il tuo pezzo mi ha ricordato è quella vocina che, senza grandi pretese, senza urlare o imporsi, ha iniziato a ragionare ad alta voce nella mia testa, e alla fine si è dimostrata il filo di Arianna per venirne fuori.
    All’epoca mi sembrava di muovermi verso un modo di essere banale, sereno, scemo, ‘come tutti gli altri’, addirittura ‘normale’! – eccetto che sono rimasto io, e ammetto che, alla fine, sto da dio 🙂
    Beh, a questo punto penso di doverti ringraziare per avermi riportato alla memoria questo blocco di granito di storia personale. Grazie!

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    • certo che sì! e grazie del tuo commento, mi ha fatto molto piacere leggerlo e gioisco con te del tuo uscirne da solo stando da dio. mito. io ne esco da me. non perché stia da dio, ma perché l’aiuto degli “altri” è stato un inferno. cheers!

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