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Ante pesto, post arrosto, dolce farniente.

Affezionarsi a un personaggio due giorni dopo che rideva, una decina di sfottimenti vari di assestamento, un milione di megabyte persi nel web in carica di una cazzata di video per fermare il tempo di un giorno che non avresti mai voluto affrontare(così) in realtà sai esattamente perché l’hai voluto fermare, in tutta la sua inutilità, perché quel giorno che stavi malissimo e che non ti tornava nulla e che tutto si distorceva e tutto era un po’ stonato -niente a posto, io non a posto, io non allineata, io non rispettosa delle regole animistiche/logistiche e nemmeno cestinata senza passare dal via che ho infranto un mio schema ora sbatto il mondo fuori e mi perdo nei miei “tantovale” /tantovale fare schifo/tantovale non far più nulla/tantovalevaffanculoecciao/tantovalestaremale- succede che quel giorno di merda, con questa cazzata di essermene testimone, di guardarmi per distrazione come mi potevo girare i pollici mentre facevo zapping, alla fine l’ho affrontato lo stesso. Ci sono stata in mezzo, con fastidio, e ha avuto 24ore brutte ma non una di più, non 25. le solite. come gli altri. peggio degli altri. faticosamente. …perché non è forse ugualmente pesante fare fronte a me stessa quando sono felice? lo è. del resto siamo tutti nati sotto un’ineludibile forza di gravità che ci imprime costante anche quando lo stomaco è vuoto il cervello leggero, o quando gli angoli della bocca sono rivolti in alto.
Si.Può.Fare.

Affezionarsi. Dopo. Ché male o male ce la siamo cavata. Senza saperlo. Prima. Col senno di mai.

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11 thoughts on “Ante pesto, post arrosto, dolce farniente.”

  1. Si se la raccontassimo la vita a gente del medioevo tipo il film non ci resta che piangere e gli dicessimo che siamo tutti attaccati a un enorme palla sospesa che ruota nell universo ci prenderebbero per matti, forse è la troppa consapevolezza che ci ingarbuglia in gravi pensieri, grazie due volte per le tue parole di oggi , visto la giornatina dura . ho chiesto consiglio anche al gatto bianco che viene in giardino, mi ha detto :”butta giù lo speck, per me, e pprta con te la bacchetta di sambuco” vedrò domani cioy una corazza spessa due centimetri, baci buonanotte.

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  2. Comunque andare…….è andata bho non so ho salutato l ex…..mostro, le tre badesse di cui una con halzaimer vistoso e bon sembra che scriveranno una buona relazione, ho fatto la voce grossa, a tratti sono stata a patti, su alcune frasi ho quasi pianto ma mi son tenuta, loro volgevano lo sguardo altrove e io le riportato alla cruda realtà senza mezzi termini, mi chiameranno paladina dei bambini cause perse ma ne è valsa la pena come direbbe verdone.
    Mio figlio dovrà rifare il percorso nei lager che tu conosci tanto bene, al telefono fuori mi son sfogata con il criminologo e son venuti giù i fiumi, ma è andata bho fino al 21marzo si gioca a tre sette coi pedo o la va o gli spezo il collo a sto paese di matti. Tu come stai ? Grazie ancora per l appoggio ti vogliamo bene un sacco.

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  3. Eli cara, questo tuo progetto (che seguo dal primo video, vorrei sottolineare come me la tiro haha) sta diventando qualcosa di I M P O R T A N T I S S I M O in atto. Non che non lo fosse prima ma ancora in potens. Pensavo che mi sto scoprendo un mondo oltre l’anoressia (o autismo reprimente) che mi ha fatto da sola ”compagna”. Bastarda. Pensavo che sei in te mi ci rivedo, ma anche mi ci differenzio perchè tutti unici natii dallo stesso ruscello. Pensavo che ”Roberto Re” è proprio una bella persona da avere come amico. Pensavo all’anonimato.
    Anzi no, pensavo alla virtualità.
    E a noi, che non siamo virtuali per niente.
    A quanto siamo diventati bravi col dito per risparmiare la voce, gli occhi, i passi.
    Abbiamo imparato a farci a pezzi con la luce migliore, ad annusarci, a rispolverarci, a funzionare, a dosarci, a sparire.
    A disinfettarci in fretta ferite che dalle persone di carne non ci faremmo mai fare, se non dopo un bacio.
    A dimenticarci.
    Intingiamo a occhi chiusi il dito nel cuore di perfetti sconosciuti, affondiamo, per poi diventare sconosciuti di nuovo.
    E mi chiedo se era davvero il cuore.
    MA. MA io la voglio ringraziare la virtualità che mi fa sprofondare in pensieri arzigolati e mi fa sentire, sì non mi vergogno, viva.
    Io sono annegata un milione di volte.
    E ogni volta ho pensato questa è l’ultima.
    Ho aspettato sul fondo una mano a trascinarmi su e ho sempre trovato solo la mia, più tenace di prima.
    Perché non c’è nessun motivo per far male agli altri e proprio per questo il male, semplicemente, fa male.
    Io non sono morta solo perché non volevo morire.
    La mia lava è scivolata sulle persone, sul tempo, sulle cose. Senza potersi fermare.
    La mia armatura è piena di buchi, ma ho scoperto che in quei buchi, a volte, brillano stelle.
    Il vento dei no che incasso, in cambio dei sì che lancio mi gonfia
    le vele,
    me ne
    vado.
    SEMPLICEMENTE SEI, ELISABETTA.SEMPLICEMENTE GRAZIE.

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    1. no ma GRAZIE A TE che riesci a fare forza del tuo dolore per essere la persona che sei, e che non importa il virtuale il non virtuale le analisi sociologiche lasciamogliele ai sociologi o a quelli che scrivono articoli sull'”andazzo del mondo”, cosa importa dove siamo, cosa importa dove abbiamo attinto le nostre risorse e anche dove ci siamo prese il male facendoci forza anche di quello, in male, e poi non siamo morte e lo abbiamo capito. e poi è un rischio grosso da non augurare a nessuno quello che ci siamo prese, cercando in fondo sottoterra quello che ogni genitore si augura invece di solo insegnare per sentito dire, che però non si può imparare, il valore di questa stranissima cosa della vita,che tanto sparisce comunque, quello che sta sopra, sì bello bello, ma pare di esserci già nate sapendo la rabbia a cui saremo andate incontro sbattendo contro fluffi di mondo che distrubuisce tagliandini d’amore solo al prezzo di essere tutti uguali, e tutti ignoranti, e tutti in uniforme, sì stella mia, sei piena di buchi, non hai voluto neanche tu le piattole urticanti del mondo, poi te le sei messe addosso come armatura per proteggertene, poi hai dovuto metterle per protteggerti da te stessa, e poi non ti fidavi più di nessuno, hai strappato tutto via insieme, e qualcuno ha riso di tutti i tuoi buchi. La cosa -forse- meravigliosa delle nostre storie uniche e diverse, è che durante tante fatiche, adesso possiamo e potremo ridere anche noi. Ridere dei buchi altrui è facile, ridere con tanti buchi addosso, non è da tutti. anzi, è da esseri immensi. dittelo. riconoscitelo. gongolati con me, che dalla mia stradina faticosa li so riconoscere lontano un miglio di Kbyte. Come se fosse un centimetro.

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    2. anche io Io sono annegata un milione di volte.
      E ogni volta ho pensato questa è l’ultima.ma adesso la mia mano nn è abbastanza forte per avere il privilegio di decidere che nn voglio morire. Sai quando si è giovani si sfida la morte sapendo di essere più forti….nn si pensa al futuro , anzi si pensa nn avrò futuro e non me ne importa un cazzo. Ma poi il futuro arriva quasi per dispetto e allora ?

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  4. ma certo ” ce la siamo cavata” ma quanta energia sprecata. Energia che avresti potuto usare per fare qualcosa non dico ti rendesse felice ma ti facesse sentire orgogliosa di te. Sai , allungare la giornata fino a 25 ore è solo allargare un vuoto . Il tempo non è poco adesso , lo diventerà dopo quando quelle 25 ore saranno scientificamente, biologicamente , le ultime che ti restano per tornare a terra . Impresa quasi impossibile per chi si trova in altissimo mare

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