A càos, Accàsa, Hic et Munch

Archeoillogica

Il mio #ufficio di #scrittrice stagione #primavera/#estate…. ho levato e scrostato in una mattinata di sudore e fatica ma mossa da una spinta che montava.. quindici anni di roba ammassata a dimenticarsi e a lasciarmi dimenticarle per paura e orrore di vedere di stare dentro di stare fuori di stare ovunque un dolore zittito è un onda concentrica in espansione di dolore che si propaga in sotterranea diffondendo elettroni pestilenziali, e incrina l’asse e cammino tutta storta su una madre terra fragile…che non mi è madre è bugiarda è sdrucciolosa è pericolante e pericolosa…se la madre terra è solida è solida dove faceva il giardino la nonna e il mio dolore non ho paura ti guardo in faccia! Sto diventando pronta! Tutto dolore ti puoi accomodare… non mi ucciderai senza che io difenda in tutto e per tutto, la bambina che incontra la persona che ormai sono. Giocheremo con le carte della nonna. Giocheremo con il canto della nonna. Giocheremo con il suo terriccio che è la Nostra Casa.

Accàsa, Counseling filosofico, Hic et Munch, Parentesi caustiche

Infiltrazioni ultraveloci di Ossitossina.

Leggevo a caso nella distrazione obbligatoria mangiando colazione (a proposito, ieri ho fatto i banabreaddini) in cerca del coraggio per infilarmi le scarpe, scorrendo il feed delle depressioni varie ho beccato lo sfortunato del giorno, e un po’ mi pesa non essere sempre lì col radar a beccarli in scala globale, in tempo diretto. Uno tra tanti. E domani sarò io (anche prima). E stasera sarete voi, e così via escluso i rognosi che stanno sempre bene sui cadaveri di chi sta un po’ sempre a chiedersi mah meh chicazzosonoeppurevorreiessereeppurenelfrattemposonogiàenonmeloricordomai, ma mica per augurarvelo. Perché di chi è il turno è irrilevante, in scala globale. Ecco, le mani sempre avanti, ci stiamo simpatici. Vorrei essere aiutata con il cuore così anche io, e ringrazio chi lo ha fatto, e ha aspettato che me ne rendessi conto, sapendo che ero capace di farlo. A meno che non siate quelli che gareggiano a chi sta più male(percolpadi*) e nello stesso tempo negano di avere il benché minimo status fragile, sono più irrecuperabili della gente con le certezze.

Infiltrazione n.1

Caro christo74 (sei un buon nome deciso di significato per inaugurare mia rubrica, oltre che un poeta affatto trascurabile), in merito al tuo ultimo 00post,

Figurati se non hai nulla da dire. Nessuno ha nulla da dire, ma tutti diciamo. In vari modi. E chi ci ferma e chi ci salva, nessuno. Casomai il punto è chi si fa un cruccio del fatto che il suo nulla da dire (ovvero tutto ciò che diciamo e siamo) non trovi una direzione, ascolto, posticino, orecchie che stanno lì a ascoltarlo, ascoltarlo pur pensando tra sé e sé a ciò che di nulla vorrebbero venisse il loro turno di dire. E ok insomma, ci siamo capiti. Per dire: alleggerisciti. Dì il tuo nulla in vari modi compreso il non dirlo. Leggi il retro dello shampoo oopmahs, scarabocchia dodecaendri calcando su uno scontrino. Butta via i soldi differenziandoli. Diventa taccagno e superstizioso. Spogliati delle vesti e vai nei boschi a frugare le ghiande. Guardati un mattone georgiano in 3d. Stucca le crepe nella parete coi brillantini o rincolla i battiscopa lungo il muro. Fai m’ama non m’ama con le foglie di un carciofo. Mettiti a annuire alle beghinerie delle vecchine sul bus che scuotono la testa davanti alla giuventù maleducata. Comincia a russare. Ecc ecc, ma devi scegliertele tu. Il tuo nulla sia una tua Creatura, uno dei tuoi gusti. Non diventare saggio. Leggi tutti i commenti e consigli buoni e non buoni e poi nega di averli letti e lagnati che non ti legge nessuno che il socialblog è uno schifo e che tu te ne infischi e che tanto tu comunque non avevi niente da dire. Io, se ti importa, annuisco. Sii tu il più affezionato lettore della tua vita. Importante. Tua. Fatta di nulla. Di pagine bianche. La somma di tutti i colori nello spettro frullati.

Coraggio.

💜💛💚💙💖💣💊🦁Ossitossina🦁💣💊💜💛💚💙💖.

 

Già fatto, indolore. Dai che non ha fatto la bua. Chi vuole essere il prossimo? 😂Basta che fai le tue solite cose🤗.

A càos, Accàsa, BollettiniANSIA, Hic et Munch

Tutta la materia si può aggrappare

Prendetemi con la paura. Prendetemi che parlo un po’ e sto trecento anni in silenzio, continuando il discorso fino alla frase perfetta, non dirò mai perché era quella che ha avuto voce, se doveva trovare la sua acustica,  così com’era, che l’ho detta e l’ho detta e l’ho detta io, non si può ma si può. Prendetemi che mi raggomitolo sbadiglio e  rannicchio, la pelle rappresa nella pancia con le ditate. Prendetemi con le belate e i ladrocini vili e i sotterfugi, e i mille piani per non scalare un gradino nel raziocinio sociale, sono brutti come tutti brutti sono i ricatti e le storture ai bambini. Prendetemi che io di tendenza empatica non giudico nessuno, e non perché non avrei le dita che mi pizzicano di giudizi, e che sono di quella specie là che ce l’ha in bestia ammorte solo con i genitori, e con loro ci da giù pesante, no che ci va a ballare. Prendetemi che viene mia sorella con le mie nipotine e la madre impedita e cieca e agonizzante e incapace di strapparsi da sola una vaschetta di prosciutto infilarsi una ciabatta di rivolgermi il buongiorno una mezza parola se non l’urlo montato a lapillo di neve improvvisamente cammina scende sale imbrocca il buco della chiave il buco dei calzini ai giardini e gioca, con le nipoti, col sole che si imbatte e scherma nelle bende e tra gli occhiali neri, che rende ossuta e storpia la mia stampella rincarata che doveva sorreggere anche i rancori i nodi legati al dito inciprigniti e i cazzicomodi, e non può neanche guardarmi negli occhi a dire: sono venute, te le ho portate via, perché tu non le vedessi, perché loro non vedano te. Prendetevela, questa madre. E a me non vi fermate proprio, ché l’anima di Elisabetta me la tengo stretta io. Con le ditate.

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Cara famiglia amatissima

Con le premesse e le pregresse io mi sarei anche rotta il cazzo di avere a che fare con gente genitrice che non mi piace affatto e a cui io non piaccio affatto così tanto che se voi foste due sconosciuti che incontro per strada e che mi attaccano bottone scuoterei la testa impaziente e affranta pensando chegentedimerdac’ènimmondo defilandomi con alquanto fastidio atopico e istintivo e che tra i due non piacersi affatto ma proprio per un cazzo il più importante non piacersi anzi dei due l’unico e il solo quello motivato e tangibile e anche l’unico reale e ragionevole non piacervi degno –perché sono sbagliata e perché sono una merda abissale e perché ho un concetto errato di ciò che logicamente può o non può piacere legislato nell’universo e perché le vostre ragioni sono ovvio, chiaro, elementare, er mejo der mejo- sia univocamente il mio (non piacervi affatto). Martelletto. Udienza tolta.  inutile procedere a ricorsi alcuni. Crociate per andare a finire crocifissi. Il vostro fare pena non è discutibile. Non è da voi, non è nel raggio del radar, nelle banlieu delle vostre anticamere, non è di questo mondo, è del mio, quello dei pazzi. I pazzi che si sono rotti il cazzo dei pazzi delle vostre fortificate e certificate certezze. E’ anche abbastanza Difficile la vita di pazzi a essere e vivere pazzi e tranquilli quando a darti di pazzo è un pazzo grave, e cosa più grave un pazzograve antipatico violento ipocrita vittimista e rancoroso e vendicativo e pericoloso che vede negli altri la colpa che è lui, che ti veste spoglia nutre cresce e affigge e prende e prende prende il bello che vedi e toglie toglie toglie il bello che vorresti ancora continuare a vedere, e cieco accèca. Un pazzo grave che ti erge a monolite kubrikiano di merda, un totem sempre localizzabile composto di merda di cui ha sporca la bocca le mani lui, quando la ha dentro così tanto alimentata bene,  curata levigata e spolverata e coccolata, quella, da non vedersela nemmeno, da annullarsi nel suo splendore senza specchio e senza mani. Da aver formato una crosta rifrangente e infrangibile, intoccabile pena la vita. Ecco, cicci alla pazza qui fate schifo, giratemi al largo che sono pazza. Non fate girare i coglioni alla pazza. La pazza ha finito di farsi del male perché fate schifo voi e farsi male per tenervi in caldo quella metàstasi di ragione che è la vostra logica schifosa finché la troverete comoda abbastanza, perché sia sempre appetitosa. La pazza ha finito di timbrare il cartellino del suo sporco lavoro di crepare per resettarvi e lucidarvi meglio e lustrarvi e far quadrare il vostro lercio cristallino. Ho pagato abbastanza il ticket della vostra diagnosi. La pazza vuole vivere centanni.

 

A càos, BollettiniANSIA, Counseling filosofico, Parentesi caustiche

Scaraventati nel più atroce dubbio esistenziale umano: ma io, esattamente, che ci faccio qui.

Il vero terrore di andare negli ospedali (per tutti, non solo per chi come me ha anche il panico ipervigile e strisciante di essere squadrato a raggi x e risucchiato nel dimenticatoio dei pazzi recidivi e cammina con un giornale in testa e un pigiama col cappuccio grigio sbiadito vistosamente anonimo centuplicando la probabilità di rischio) non è dovuto tanto alla legittima e giusta fifa dell’operazione chirurgica, -sia essa semplice o complicatissima un controllino o un’emergenza- del sangue degli aghi delle flebo degli intestini spappolati delle complicazioni delle morti più o meno improvvise o accidentali dei bambini che piangono degli esiti nefasti delle tragedie delle infezioni o banalmente della burocrazia labirintica e delle file e del giramento di coglioni generale che diventa no sfogatoio sociale passivo-aggressivo per cui ne capitano tutte lì ( ed effettivamente..)…ma il VERO terrore subentra quando entri in comunicazione col personale infermieristco😱 che si affaccia sbucando all’improvviso dal maniglione antipatico del reparto in questione e ti chiede

E LEI, signora, che vuole qui?

sono qui per la mi mamma… si opera.. se posso chiedere a lei… in che stanza è ho portato le sue cose ..

ah no io un so nulla dei degenti non lo chieda a me lei non può stare qui

va bene certo sto aspettando la aspetto qui fuori

no signora ma lei qui che vuole cosa lei ha da fare qualcosa cosa aspetta chi cerca?

c’è mia madre dentro, sto aspettando notizie qui fuori, sono la figlia, grazie, aspetto

ah io non so nulla unno chieda a me ho da lavorare io eh un lo vede qui c’è gente che si deve operare? la un mi stia qui nimmèzzo, ma scusi, LEI, qui, che vuole, perché sta qui?

niente. mi sono fatta 20 chilometri per venire a prendere il caffè alle vostre macchinette. grazie. sorrisone.

 

ps: Nientepaura, mà 💪🦁!
Accàsa, Hic et Munch, Parentesi caustiche

Poeresia improvvisata per mia madre che si opera e ha paura

Unn’è nulla unn’è nulla unn’è nulla un può nulla un fa nulla, sei tanto puoi tanto fai tanto.

Hai un occhio rotto.

Dice d’esserci e ti ha verbo avere, rotto piani pianti e scatole, dopo domani non lo vedrai comunque. Non dice nulla la tantorumorepernulla e tantaangosciapercalmarsi non vedi oggi non vuole scuse non vuole grazie e non si fa una ragione di nulla (continua a cercare la madre, la vera cieca, forse aprendo il barattolo di zucchero ne trova lì tremolante?!), domani lo senti prima.

Poi ti svegli, babbea, e lo vedi anche; ti faccio l’occhiolino. E te lo faccio fare bene.

💪💛🦁