Scaraventati nel più atroce dubbio esistenziale umano: ma io, esattamente, che ci faccio qui.

Il vero terrore di andare negli ospedali (per tutti, non solo per chi come me ha anche il panico ipervigile e strisciante di essere squadrato a raggi x e risucchiato nel dimenticatoio dei pazzi recidivi e cammina con un giornale in testa e un pigiama col cappuccio grigio sbiadito vistosamente anonimo centuplicando la probabilità di rischio) non è dovuto tanto alla legittima e giusta fifa dell’operazione chirurgica, -sia essa semplice o complicatissima un controllino o un’emergenza- del sangue degli aghi delle flebo degli intestini spappolati delle complicazioni delle morti più o meno improvvise o accidentali dei bambini che piangono degli esiti nefasti delle tragedie delle infezioni o banalmente della burocrazia labirintica e delle file e del giramento di coglioni generale che diventa no sfogatoio sociale passivo-aggressivo per cui ne capitano tutte lì ( ed effettivamente..)…ma il VERO terrore subentra quando entri in comunicazione col personale infermieristco😱 che si affaccia sbucando all’improvviso dal maniglione antipatico del reparto in questione e ti chiede

E LEI, signora, che vuole qui?

sono qui per la mi mamma… si opera.. se posso chiedere a lei… in che stanza è ho portato le sue cose ..

ah no io un so nulla dei degenti non lo chieda a me lei non può stare qui

va bene certo sto aspettando la aspetto qui fuori

no signora ma lei qui che vuole cosa lei ha da fare qualcosa cosa aspetta chi cerca?

c’è mia madre dentro, sto aspettando notizie qui fuori, sono la figlia, grazie, aspetto

ah io non so nulla unno chieda a me ho da lavorare io eh un lo vede qui c’è gente che si deve operare? la un mi stia qui nimmèzzo, ma scusi, LEI, qui, che vuole, perché sta qui?

niente. mi sono fatta 20 chilometri per venire a prendere il caffè alle vostre macchinette. grazie. sorrisone.

 

ps: Nientepaura, mà 💪🦁!
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19 comments

  1. Bel post, resa perfetta della situazione, di una fossa dei serpenti, dove tutti riescono a stare da dannati, dannati e sani, sì, compresi i sani… forza già! Bisogna dirselo perchè nessuno di certo te lo dice se non ci pensi tu a cavartelo da dentro.
    Situazione kafkiana che hai reso meglio di… un Kafka 🙂

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  2. Innanzitutto un grosso in bocca al lupo a tua mamma!
    Che infermiera cafona… dei corsi di empatia ed unmanità non farebbero male al personale sanitario, d’accorto che sono magtari pieni di lavoro, ma un po’ di cortesia e sensibilità cambierebbero e di molto la percezione di quel luogo.
    Ma… il “maniglione antipatico” è un lpasus freudiano o è voluto? 🙂

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  3. Ciao Elisabetta, mi chiamo Antonella. Sono nuova qui e ti seguo da poco. Leggendo quello che hai scritto mi è venuto in mente quando ho partorito la mia prima figlia, quella sedicina di anni fa. Facevo il tracciato pronta per, quando dissi al mio Dottore: “Dottore, lei fa un lavoro meraviglioso: aiuta le donne ad avere i bambini! Come la fa sentire?”. E lui: “Antone’, ma che me ne importa. Per me basta che respirino. Se volessi interrogarmi ogni volta sul mistero della vita impazzirei!” La triste morale che ne ricavai fu che quando una persona maneggia sofferenza, dolore e morte tutto il giorno, per tutti i giorni, può decidere di difendersi. Se poi quella persona è ignorante e gretta diventa pure aggressiva. Auguri alla tua mamma. E a te!

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  4. -Alt! chi siete?
    -Siamo due che…
    -Cosa fate? Cosa portate?
    -Niente, roba…
    -Sì ma quanti siete?
    -Due, siamo io e lui…
    -Un fiorino!!
    -Si paga?
    -Un fiorino!!
    (dal film “Non ci resta che piangere”……….Ridiamoci su, auguroni per la mamma 😉

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  5. Due fiorini
    Dovrebbero fare tutti un corso di buone maniere, io in ospedale leggevo un libro ripartito in settimane, da poter leggere anche tutto d un fiato, era per l organizzazione in casi estremi.
    Pensa al dopo a tutte le cose che vorresti fare dopo un bel viaggetto, una festa, programma non vivere il momento ma vai avanti.
    E un abbraccio forte alla tua mamma, anche nel film di Bridget Jones dice che quando nella tua vita qualcosa inizia ad andare bene …..te che mangi…succede qualcosa altro di meno bello….la mamma si opera….non smettere di mangiare e fai mangiare anche lei. Un bacio

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  6. Ma non si ascoltano? un bel modo per mettere a proprio agio una persona.mettersi nei panni dei famigliari noooo??? sempre a pensare al “proprio” orticello! e bastava un parola educata! una sola! comunque ci siamo noi! Auguroni! facci sapere!

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