A càos, Accàsa, CiBOH Dammangiare, Hic et Munch

Mangio Paleo perché al banco rimanenze #iltofunonteloregalano 

 

E a sorpresa, è antidepressivo.

Oh stamattina l’inferno per i #debiti economici e emotivi, l’atmosfera ancora di camminare su un roveto di gelsi. Quelli neri. Le more. Come ogni mattina che non si dice. Come ogni pomeriggio. Come ogni x. Fanculo stringo ancora di più i denti quando voglio mangiare. Una coalizione spaziale a rompere le uova nel paniere a pasqua, imbestiati. Ma non mi stanco, quanto si stancano loro, la banda dei tutelatori, a estorcermi la prevedibilità, avanti a forzare bulloni per vedere quando mi sconquasso a terra nella polvere della vostra santa amata e devota quotidiana anoressica. Quanto vi manca, quanto oriente sentite mancare alla vostra bussola. Quando ho fame di tutto e chi non ha fame in realtà non è mai sazio di attribuire le colpe, e razzolo dappertutto cerco le banane scartate dagli ortolani. Quelle che buttano. Quelle che la gente no è un po’ nerognola. Ma io me la prendo volentieri tutta la colpa del mondo, non mi fa né caldo né freddo perché è una facile collocazione, in me, voglio dire, la matta, l’interdetta, la psicotica. Dai colpa, entra nella cerchia di amici di Leo, noi non ti schifiamo e schiaffiamo da qualche parte comoda su chi tanto riesce a sopravvivere ai peggio schiaffi, alla peggio realtà, noi non approfittiamo di chi è facilmente ricattabile perché riconosce i propri limiti e limitatezze. Ma qualcuno non è degno di sapere che io sopravvivo all’ipocrisia. Io lo so. É parte silenziosa di una grande libertà. A quel punto, ciò che sta nelle carte estorto con ogni energia di assolversi sempre prima ancora di scrutarsi dentro, resta una parola vuota che non può uccidermi, una frutta con la buccia immacolata, un casco di parole lucidate con la malafede. Gli ipocriti ci tengono a passarla liscia. Ci tengono da impazzire a credersi una finta bella figura, ci tengono alla follia a credersi e a vendersi belle persone. E vittime sulla carta. Io sono una brutta persona, sono libera di non essere mai una vittima, E mai un carnefice, perseguo senza artificio la mia natura. Mangio la 🦁Leoinsalata 🦁 equocasuale con le banane scartate, il pollo regalato perché in scadenza, e le nocciole rivendute a sconto dalle ceste di natale. Che è buona. È buona assai. Creare e cucinare d’istinto perché sento –meaculpa– che è importante vivere. Poi torno a inventarmi come aiutare la banda un po’ a sistemare le cose per fermare il collasso, in silenzio perché il mio aiuto lo risputano incommestibile, mi necessitano al mio posto: malata. Dietro le quinte zitta a fare piani su piani di risparmio selvaggio prima di dover salutare il macchino con tutta la mia vita dentro. E il tetto con tutta la mia vita sotto. I traumi profondi possono essere faretti guida per l’evoluzione.

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9 thoughts on “Mangio Paleo perché al banco rimanenze #iltofunonteloregalano ”

  1. Vedi, cara amica che non ho mai incontrato e che leggo devo dire lo confesso saltuariamente perché ho capito, cosa non so, che per me tutto sta in come scrivi; poi sull’anoressia e sulle complicanze di stare al mondo non ne capisco, perché capissi starei sicuramente meglio anch’io. E allora ogni tanto via! facciamole sentire che si sta leggendo e con piacere il suo stile di scrittura invece di sostare sull’ossessione del cibo, che lo so ci arrivo anch’io non è solo quella, ma dalla scrittura si capisce qualcosa dell’irrealtà, di quanta intelligenza è fatta e quanto sentimento. Poi non so i problemi, davvero, vorrei tanto non ce ne fossero per nessuno; ma chi non ne ha pare che sia inutile perfino a se stesso, quindi non se ne esce. A volte sembri andare verso la poesia, non fosse che sembrerebbe un paludamento ma è perché così ce la siamo vista consegnata, bell’e fatta, mentre invece sarebbe da inventare; oppure chissà la prosa se proprio uno vuol far caso ai generi. Comunque bene dai, era per un saluto. E grazie perché a me sembra di ricevere. Ciao.

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  2. Che poi ci hai lasciato quel pezzettone di banana non mandalizzato nell’insieme: come a dire “ma chi me lo fa fare, sii dignitosa nel tuo essere una banana dalla forma di banana.”

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