A càos, Accàsa, BollettiniANSIA, CiBOH Dammangiare, Parentesi caustiche

Immaginarsi le cose diverse

 

Ma chi me l'ha fatto faaaaa😂😂😱😨😣 . (…gli aculei😒😒) ed è anche il tema del pensiero m'è venuto mentre ero affaccendata: ma chi me l'ha fatto fa per una vita di star di merda nell'impossibilità di farmi amare da persone che ne traggono solo sollievo e diversivo e che hanno trovato il loro unico senso nella tranquillità di non mettersi mai in discussione esonerati dal flusso della coscienza causa figlia malata grave. Ma anche solo per dispetto e non rendergli il giochino facile e liscio mi libero di stammerda di anoressia fino in fondo e dispiego ogni singolo diritto umano e interiore che mi spetta sulla strada davanti a me. Sarà uno stradino, uno straducolo, un vicolo, uno sterrato col calesse? bene, ottimo, a questa strada do il nome di una persona che si è dimenata fino alla fine dalle catene. Buon appe gente bella! (Ps…ma chi me l'ha fatto faaaaaa😱😱😱😣😣😣😣😬😬che ora in due secondi li fo fòri sti ricci e porcospini😂😂😂😣😂😂😂😋) buon pome poi scappo al lavoro💖💜💛💚💙✌🦁🦁🦁🦁🦁🦁🦁🦁🦁🦁🦁🦁forza eh #anorexiarecovery #paleobowl #veggies #sweetpotatoes #patatedolci😋#avocado #avocadolove #paleofood #paleolife #paleocooking #paleoeats #healthyfood #eggs #lowbudget #paleo #lunch #foodporn #edrecovery #edfighter

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A càos, Accàsa, BollettiniANSIA, Hic et Munch

Tutta la materia si può aggrappare

Prendetemi con la paura. Prendetemi che parlo un po’ e sto trecento anni in silenzio, continuando il discorso fino alla frase perfetta, non dirò mai perché era quella che ha avuto voce, se doveva trovare la sua acustica,  così com’era, che l’ho detta e l’ho detta e l’ho detta io, non si può ma si può. Prendetemi che mi raggomitolo sbadiglio e  rannicchio, la pelle rappresa nella pancia con le ditate. Prendetemi con le belate e i ladrocini vili e i sotterfugi, e i mille piani per non scalare un gradino nel raziocinio sociale, sono brutti come tutti brutti sono i ricatti e le storture ai bambini. Prendetemi che io di tendenza empatica non giudico nessuno, e non perché non avrei le dita che mi pizzicano di giudizi, e che sono di quella specie là che ce l’ha in bestia ammorte solo con i genitori, e con loro ci da giù pesante, no che ci va a ballare. Prendetemi che viene mia sorella con le mie nipotine e la madre impedita e cieca e agonizzante e incapace di strapparsi da sola una vaschetta di prosciutto infilarsi una ciabatta di rivolgermi il buongiorno una mezza parola se non l’urlo montato a lapillo di neve improvvisamente cammina scende sale imbrocca il buco della chiave il buco dei calzini ai giardini e gioca, con le nipoti, col sole che si imbatte e scherma nelle bende e tra gli occhiali neri, che rende ossuta e storpia la mia stampella rincarata che doveva sorreggere anche i rancori i nodi legati al dito inciprigniti e i cazzicomodi, e non può neanche guardarmi negli occhi a dire: sono venute, te le ho portate via, perché tu non le vedessi, perché loro non vedano te. Prendetevela, questa madre. E a me non vi fermate proprio, ché l’anima di Elisabetta me la tengo stretta io. Con le ditate.

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Se hai perfetta la teoria, alla pratica non ci vai.

Pensieri variabili e tanti. Quanto nervoso. Quanta voglia di ridere e voglia di togliere questo freno a mano. Quanta voglia di leggerezza più che il corpo si appesantisce. Quanta voglia di avere un’ossessione totalizzante e sentire per una volta, che lasciarmici andare fino in fondo, è la pazzia giusta, fosse anche sbagliare di grosso MA sentendomi nel giusto, perché è 100% quello che voglio, non voglio più sbagliare cosciente di sbagliare. e continuare a sbagliare. e continuare a essere cosciente.
voglio vincere qualcosa sapendo di meritarlo. voglio eccellere sapendo che sono stata il meglio, non voglio più tagliare tutti i rami a un albero che non ho neanche piantato. senza acqua per crescere. senza terra intorno. senza un luogo. senza una specie. senza interscambio coi vicini di flora, contatto e tolleranza al concime, senza sentirsi Natura. Ma una vita passando intorno guardinga girando intorno vile e fifona a una zappa a decidere se afferrarla. E il dubbio che sfinisce, ogni muscolo e protèsa e forza nel braccio alla fine mangiati dal percepire nelle viscere il dirompere il rigoglio dei giardini altrui, che lavorati curati o selvatici, vivono e vivono e vivono, bellissimi e bruttissimi, viventi, malati, viventi, ordinati o deviati, morali e immorali che se ne freghino o se ne sbattano il cazzo, che siano alberi sacri e saggi o che denutrano i limitrofi rubandone nutrimento e radici, e vivente il loro verde e viventi anche i loro vermi vivi a infestare il mio, quello che neanche esiste, che è solo l’ipotesi di un seme senza la pazienza di nascere, quello a cui si nega la botta di culo, il caso, la fatica e la sconfitta il sudore il lavoro e il terriccio gli si nega la forma la direzione in cui crescere il colore e il mutamento del colore la ciclicità delle foglie il significato del nome e il destino di essere regalato per amore, il dolore la ricerca dell’aria del sole e del cielo si nega e soprattutto la speranza, perché sararebbe stata anche volentieri l’ultima a morire, ma qualora uno avesse vissuto, col quel guscio mummificato che invece si è tenuto in mano.

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Una risposta nulla.

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Cosa può succedere quando c’è una mano che trema in questo #insta e non è quella che scatta, almeno non in modo percettibile, ma quella che cristallizzi in un click di fronte a te per farla fermare e e fermare pure -per favore- il mondo. Cosa può succedere quando una madre tua madre sta stesa in terra urlando che ha perso la testa e che sta al buio che aiuto aiuto aiutami, cazzo! mamma come posso aiutarti? NON puoi aiutarmi vai via, mi aiuti se te ne vai lasciami sola. mi giro, nuovamente, di pochi gradi, in attesa e mantenendomi vigile e.. aiuto!aiuto!aiutami cazzo demonio! COME VUOI CHE TI AIUTI MAMMA, RESPIRA, DIMMELO, CHIEDIMELO. AIUTAMI A CALMARTI. VAI VIA NON MI AIUTI MI FAI STARE PEGGIO. e di nuovo mi sposto, appena, cercando di respirare io al suo posto, vigile, a portata di occhio, e aiutami,cazzo,muoio! Ok mamma, rewind, reset, cosa posso fare per aiutarti? NON mi aiuti!oddiomuoiomuoiomuoio. Non voglio che muori, posso aiutarti a sopravvivere finché non muori più, mamma? Dai. Ti prego. No! Lasciami morire. Ok va bene, sono qui accanto. Aiutamiiiiiiii VUOI lasciarmi morire? No mamma. E cosa può succedere quando aiutoaiutoaiuto e infine rispondi con l’ultimo controllo nell’ultimo dito del pugno strinto, io sono qui, ti posso dare il MIO aiuto, dimmi tutto. “Ma io stavo chiamando la mia mamma”.”aiuto lo chiedo alla MIA mamma!Mamma!Vogliolamamma mia, NON TE!”.
Va bene. Cosa può succedere. Cosa succede. Non può succedermi nulla. Perché la nonnina è attraverso di me, con me. La nonnina è dentro di me a proteggermi ANCHE DA QUESTO.
A mangiare lo stesso cosa succede, ok, portarsi sul piatto. Strascinarsi verso il piatto. Spostarsi e portarLA. Cosa succede a avere un solo perché da giocare per allentare quel pugno: Perché la nonnina non avrebbe permesso che nella bolla di angosce e dolore affogato che sono ben oltre la mia comprensione e il mio potere assorbente…morissi da spugna da magnète opaco anche un po’ ognivolta io. Una morte molto più sottile e senza ritorno del morire di fame. Nonna non l’ha permesso quando avrei potuto morirne davvero, quando davvero avevo solo l’impotenza di una bambina come scudo e un avvocato stratega della vergogna da imparare a memoria, a maggior ragione non lo permette adesso che sono a scuola di coraggio. Nonna direbbe e dice: amore, vieni è pronto, non è successo nulla! (Dududù. Dadadà.)

A càos, Accàsa, CiBOH Dammangiare, Hic et Munch

Dove vai di bello te?

Un post di disservizio veloce per dirvi, a voi smanettoni dell’internet che qualcosa ne sapete, che il mio percorso -il mio viaggio- verso il temutissimo ignotoX spauracchio di libertà, è dettagliatamente automonitorato, documentato, strumentato e poverame, condiviso, passo dopo passo, sul mio profilo Instabilgram (quella roba quadratina in aggiornamento a cui si arriva cliccando nelle foto commentate a destra). Perché la scrittura è sì verso l’ignoto, ma per avere uno scrivente (no una scrittrice all’antipaticissimo participio)…lo scrivere deve, al presente, scrivere, può non avere senso dell’orientamento o serenità nel cuore ma per eviscerarsi deve avere le viscere, deve avere una pelle da staccare e lacerarsi, un polmone che traspira da scuotere, un pensare che è tutto un ergo condizionato dal nutrirlo il pensiero ovunque questo teppista stronzetto si annidi e complotti, un infinito presente che poi sarà anche un morto e certamente lo sarà belli miei non importa nemmeno ingegnarsi tanto a imparare a scrivere o a fare alcun ché per assicurarsi una morte sicura. Certamente se mangi sei un essere che muore. Sillogismo tanto elementare che mi appare degno di un genio. Certamente se non mangi sei un essere che muore (presto e male e pure affamato), ora quanto rimane di probabilità remota che salta fuori il jolly che piglia e vive?, unisce le due paure più ataviche e angoscianti dell’universo la morte e la vita e io penso penso penso di essere capace di sopportarle affrontarle entrambe insieme?????  Una cosa per volta. 

Sorrido.

Sto male, sì. Fa male? Sì. E’un viaggio verso boh con tante fregature e tariffa altissima? Sì.

Ergo, buonappetito. 

Se non è follia questa. 

Questa sono io.

Questa vale la pena di conoscerla.