A càos, Accàsa, BollettiniANSIA, CiBOH Dammangiare, Parentesi caustiche

Immaginarsi le cose diverse

 

Ma chi me l'ha fatto faaaaa😂😂😱😨😣 . (…gli aculei😒😒) ed è anche il tema del pensiero m'è venuto mentre ero affaccendata: ma chi me l'ha fatto fa per una vita di star di merda nell'impossibilità di farmi amare da persone che ne traggono solo sollievo e diversivo e che hanno trovato il loro unico senso nella tranquillità di non mettersi mai in discussione esonerati dal flusso della coscienza causa figlia malata grave. Ma anche solo per dispetto e non rendergli il giochino facile e liscio mi libero di stammerda di anoressia fino in fondo e dispiego ogni singolo diritto umano e interiore che mi spetta sulla strada davanti a me. Sarà uno stradino, uno straducolo, un vicolo, uno sterrato col calesse? bene, ottimo, a questa strada do il nome di una persona che si è dimenata fino alla fine dalle catene. Buon appe gente bella! (Ps…ma chi me l'ha fatto faaaaaa😱😱😱😣😣😣😣😬😬che ora in due secondi li fo fòri sti ricci e porcospini😂😂😂😣😂😂😂😋) buon pome poi scappo al lavoro💖💜💛💚💙✌🦁🦁🦁🦁🦁🦁🦁🦁🦁🦁🦁🦁forza eh #anorexiarecovery #paleobowl #veggies #sweetpotatoes #patatedolci😋#avocado #avocadolove #paleofood #paleolife #paleocooking #paleoeats #healthyfood #eggs #lowbudget #paleo #lunch #foodporn #edrecovery #edfighter

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A càos, BollettiniANSIA, CiBOH Dammangiare, Hic et Munch, Parentesi caustiche

Essere circolare, al largo

Provo a far tornare tonda una giornata che era iniziata tonda poi si è inspigolita, corrosa e frenata dall’attrito, poi camminando verso la psicologa distesa, acquarellata di sorsi di caffè e camomilla alternati e insieme, reimmatricolata dentro me stessa, sono stata sostanziosa, sono stata in quella stanza, a riempire la mia borsa valori, li ho soppesati: ne sono usciti i più leggeri di fardelli atlantici, e i più consistenti di densità compattezza morale, ecco perché sono quelli che vanno a fondo, che sono andati sempre a fondo, in una marea di ipocrita pellicola d’amore. La mia famiglia è un domopak per tartine per gli amici segreti importanti di fuori, con la mia vita sul vassoio, da asporto per suscitare con un figurone il compatimento. Scremiamo. Scremiamo. Passino la loro a spalmare in superficie le tartine, io sono una polpetta con il fuori sbruciacchiato, e il ripieno dentro. Quindi la giornata torna tonda, io mi acciambello -era l’ora, guarda che orario dimmmmerda per pranzo- a fare il mio gomitolo di puntini da unire: le parole che si ha il coraggio di dire.

//(Ps off topic : causa disperato bisogno economico, vendo l’iphone sei a prezzo misero ma maledettoesubito, fatemi sapere qualora foste o conosceste qualcuno interessato, grazie, fine ps off topic -ma molto pissed off, uff😒☹)

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Mangio Paleo perché al banco rimanenze #iltofunonteloregalano 

 

E a sorpresa, è antidepressivo.

Oh stamattina l’inferno per i #debiti economici e emotivi, l’atmosfera ancora di camminare su un roveto di gelsi. Quelli neri. Le more. Come ogni mattina che non si dice. Come ogni pomeriggio. Come ogni x. Fanculo stringo ancora di più i denti quando voglio mangiare. Una coalizione spaziale a rompere le uova nel paniere a pasqua, imbestiati. Ma non mi stanco, quanto si stancano loro, la banda dei tutelatori, a estorcermi la prevedibilità, avanti a forzare bulloni per vedere quando mi sconquasso a terra nella polvere della vostra santa amata e devota quotidiana anoressica. Quanto vi manca, quanto oriente sentite mancare alla vostra bussola. Quando ho fame di tutto e chi non ha fame in realtà non è mai sazio di attribuire le colpe, e razzolo dappertutto cerco le banane scartate dagli ortolani. Quelle che buttano. Quelle che la gente no è un po’ nerognola. Ma io me la prendo volentieri tutta la colpa del mondo, non mi fa né caldo né freddo perché è una facile collocazione, in me, voglio dire, la matta, l’interdetta, la psicotica. Dai colpa, entra nella cerchia di amici di Leo, noi non ti schifiamo e schiaffiamo da qualche parte comoda su chi tanto riesce a sopravvivere ai peggio schiaffi, alla peggio realtà, noi non approfittiamo di chi è facilmente ricattabile perché riconosce i propri limiti e limitatezze. Ma qualcuno non è degno di sapere che io sopravvivo all’ipocrisia. Io lo so. É parte silenziosa di una grande libertà. A quel punto, ciò che sta nelle carte estorto con ogni energia di assolversi sempre prima ancora di scrutarsi dentro, resta una parola vuota che non può uccidermi, una frutta con la buccia immacolata, un casco di parole lucidate con la malafede. Gli ipocriti ci tengono a passarla liscia. Ci tengono da impazzire a credersi una finta bella figura, ci tengono alla follia a credersi e a vendersi belle persone. E vittime sulla carta. Io sono una brutta persona, sono libera di non essere mai una vittima, E mai un carnefice, perseguo senza artificio la mia natura. Mangio la 🦁Leoinsalata 🦁 equocasuale con le banane scartate, il pollo regalato perché in scadenza, e le nocciole rivendute a sconto dalle ceste di natale. Che è buona. È buona assai. Creare e cucinare d’istinto perché sento –meaculpa– che è importante vivere. Poi torno a inventarmi come aiutare la banda un po’ a sistemare le cose per fermare il collasso, in silenzio perché il mio aiuto lo risputano incommestibile, mi necessitano al mio posto: malata. Dietro le quinte zitta a fare piani su piani di risparmio selvaggio prima di dover salutare il macchino con tutta la mia vita dentro. E il tetto con tutta la mia vita sotto. I traumi profondi possono essere faretti guida per l’evoluzione.

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Cara famiglia amatissima

Con le premesse e le pregresse io mi sarei anche rotta il cazzo di avere a che fare con gente genitrice che non mi piace affatto e a cui io non piaccio affatto così tanto che se voi foste due sconosciuti che incontro per strada e che mi attaccano bottone scuoterei la testa impaziente e affranta pensando chegentedimerdac’ènimmondo defilandomi con alquanto fastidio atopico e istintivo e che tra i due non piacersi affatto ma proprio per un cazzo il più importante non piacersi anzi dei due l’unico e il solo quello motivato e tangibile e anche l’unico reale e ragionevole non piacervi degno –perché sono sbagliata e perché sono una merda abissale e perché ho un concetto errato di ciò che logicamente può o non può piacere legislato nell’universo e perché le vostre ragioni sono ovvio, chiaro, elementare, er mejo der mejo- sia univocamente il mio (non piacervi affatto). Martelletto. Udienza tolta.  inutile procedere a ricorsi alcuni. Crociate per andare a finire crocifissi. Il vostro fare pena non è discutibile. Non è da voi, non è nel raggio del radar, nelle banlieu delle vostre anticamere, non è di questo mondo, è del mio, quello dei pazzi. I pazzi che si sono rotti il cazzo dei pazzi delle vostre fortificate e certificate certezze. E’ anche abbastanza Difficile la vita di pazzi a essere e vivere pazzi e tranquilli quando a darti di pazzo è un pazzo grave, e cosa più grave un pazzograve antipatico violento ipocrita vittimista e rancoroso e vendicativo e pericoloso che vede negli altri la colpa che è lui, che ti veste spoglia nutre cresce e affigge e prende e prende prende il bello che vedi e toglie toglie toglie il bello che vorresti ancora continuare a vedere, e cieco accèca. Un pazzo grave che ti erge a monolite kubrikiano di merda, un totem sempre localizzabile composto di merda di cui ha sporca la bocca le mani lui, quando la ha dentro così tanto alimentata bene,  curata levigata e spolverata e coccolata, quella, da non vedersela nemmeno, da annullarsi nel suo splendore senza specchio e senza mani. Da aver formato una crosta rifrangente e infrangibile, intoccabile pena la vita. Ecco, cicci alla pazza qui fate schifo, giratemi al largo che sono pazza. Non fate girare i coglioni alla pazza. La pazza ha finito di farsi del male perché fate schifo voi e farsi male per tenervi in caldo quella metàstasi di ragione che è la vostra logica schifosa finché la troverete comoda abbastanza, perché sia sempre appetitosa. La pazza ha finito di timbrare il cartellino del suo sporco lavoro di crepare per resettarvi e lucidarvi meglio e lustrarvi e far quadrare il vostro lercio cristallino. Ho pagato abbastanza il ticket della vostra diagnosi. La pazza vuole vivere centanni.

 

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Il bisestile che avanza

Il ripetersi ciclico di Chiudimi quella cazzo di porta al buio scrivo triste e meglio. Al buio c’è più luce e vita e chiarezza e nitòre che nel tuo cuore, mi costringi a sentire affatto una verità che mifamaleloso, ma la Bugia in cui vivi triste, e meglio. Io ho tanti problemi mamma, babbo, è vero, la sorella ha tanti problemi, mamma babbo è vero, più socialmente accettabili e compatibili da voi tanto da incutervi rispetto, ma nella natura del mio safari di parole cucciole e curiose dove premono di crescere alberi incontaminati e fieri, l’ipocrisia in cui prima ancora di ledere gli altri si crede rabbiosamente, è peggio. E’ il peggio. Nella natura di ognuno non vigono regole e leggi scritte ma solo parole create e azzardate, e tentativi mai vani. Rispettala, e Chiudimi quella cazzo di porta, che apri per fare riscontro per far passare il vento ionizzare l’aria riportare uniformare livellare i campi in cui inseriamo il nostro testoinsertyourtext, (infierire a un sole violento e finto da dentista ogni crepa attraverso il microscopio del catastrofico malizioso e sbagliato onde evitare che germogliando al buio atteschisca un baobab, o sonnecchi un leone, e confonderle coi tuoi appunti neanche tanto falsi, ma politici.) Dove vuoi fare chiarezza, che prendi il sole, ma cieca, e lo pretendi. Ok mettiamola pure così non lo so se è meglio o peggio, è diverso. Le porte servono, nella natura e nell’anima, le porte sono rispettose, dell’aria che tira, del sole che sorge a diverse latitudini, non sbattono come quelle (quelle lì sì) che idolatrate, rispettate, obbedite: quelle che invece, cazzo, Rinchiudono.