Eureka! from starvation to selfpaced satisfaction!

 

…ma stavo pensando se dovessi avere il fooddobloggo serio e lo voglio avere ORA che hanno rotto le palle e sono fuorimoda una bella frasina a impatto di intestazione, un biglietto da visita in una riga sotto il logo che dice tutta la filosofia alla base del concetto, che so:
Ero un osso di sera, stellamichelin domani si spera.
No, cancella!
…dall’acqua alla gola all’acquolina in bocca …
Guarire dall’inedia consultando cibopedia…
Tutto l’abc della cucina dalla fAme alla Feta..
su su, scatenatevi.
Centanni di cene in solitudine?
che rende l’idea un po’ tristemene sublime e metafisica dell’importanza delle cose fisiche e non fisiche che ci appartengono e ci nutrono e sappiamo istintivamente come muovercisi dentro per sentirci comodi e confortati, quelle cose che non sono giudicabili né sottoponibili a giudizio o lì per essere scannerizzate e diagnosticate ma hanno la bellezza che sono essenziali e utili per noi, appunto, ci nutrono,  non sono lì per abbellirci ma per caratterizzarci, con le cose essenziali possiamo giocare, parlare, l’istinto ci guida tra esse e in esse, e forse ne siamo addirittura composti, di quelle molecole. Ciò che non si pesa su nessuna bilancia perché sappiamo che la dose quella giusta è: a occhio, non passiamo le ore d’angoscia e paralisi nello scrupolo sia per il mondo accettabile (e noi amabili), che ci faccia passare da qualche parte, perché è più importante che sia nostro, allora è un passepartout.
Insomma du palle anche rendere sempre partecipi gli altri della propria testa, alla fine chi se ne frega, che nel confine tra me e l’altro si spieghi il dentro, se tanto in qualche modo dentro c’è, piazziamoci una bella immagine visuale dritta al sodo, magari una foto di alone di caffè su un centrino scolorito e sopra una vecchia tartallegra “dipintaamanoperòglis’èstampatomaleunocchio” collezione sorpresinekinder anno 1996.… bello bello.
Ma suggeritemene suggeritemene di idee più idiote, vi prego, che a me fa un po’ fatica e già c’ho da levare le animelle all’aglio.

Colpi di genio di scena, davvero.

Oggi per fare un dispetto alla continuità di una linea e allontanare di un passo un ipotetico tratto distintivo che mi caratterizza descrive identifica e inchioda, cambierò tema del blog.

L’inquietudine di non sapere dove mettere le cose dentro e fuori di me e sotto quale forma, e di cambiargli posto e di cambiargli idea, mi caratterizza in effetti piuttosto bene, al limite del branding.