A càos, Hic et Munch, Iperventilazione, LetterAttitudine, Poeresie, Sei un blocconote

Approfittarsene

oggi c’è un solicino delizioso che è un vero delitto, cielo, censurarlo così.

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Non poteva finire così.

Non poteva finire così (Bene😂)…

…Ebbene dopo mi sono arrabbiata. Ma tranquilli anche il mondo si è arrabbiato (con me).

E io vado a rivendicare la mia integrità in un ascensore.

Vivi e lasciati vivere, e lascia che gli altri vivano pure male. ma per conto loro. io ho fatto il possibile. ora voglio fare possibilmente il meglio, per me.
Zen pranzo di #risointegrale #ravanelli #salmone #crauti #olioevo dopo una mattinata produttiva di lavoro e idee, e un 60%di queste buone e belle, nella mia media è una buona percentuale, forse alimentata dal sole prima ancora che dalla situazione contingente, se io mi metto in testa che mi voglio voler bene, gli altri e fuori di me possono remarmi a fianco, tenermi la mano, soffiare un buon vento a favore/e a amore, o piovermi addosso, o addirittura spesso remarmi contro, o piazzare ancore premeditate o imrovvisate con tutti i mezzi per farmi incagliare in un punto statico e fermo che funzione da piattaforma e bersaglio per i rifiuti del mare, a fondo nessuno ci vuole stare da solo e si chiama subito giù quella che marcisce di più e più in fretta, perché è quella più piena di materia viva, e chi è sadico gode a vedere morire solo chi voleva vivere. #famiglia #depressione Nonostante ciò, metaforicamente, se mi sento ok, ciò che fuori non mi torna e mi ferisce lo riesco a vedere alla sua dimensione reale, al giusto grado di zoom rispetto alla mia persona, una macchia di ragionamenti meschini che si possono pure propagare e fluire intorno, lasciando intatto e sicura la mia piccola navicella, lasciando pura la mia fiducia nel sole che illumina sempre ciò che viene alla luce, e se in esso c’è del dolore, allora lo asciuga.

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..Ma falle gli occhi neri.

 

Niente svuota la testa e distrae dal fatto che sto mangiando a balenottera azzurra e che mi sono angosciata per tre giorni e strutta nell’attesa di dover attendere un pranzo e un’opera  intensi apocalittici in presenza della mia bestianera prosciugatrice d’animo il mio babbo, niente svòta iccapo come aggiornarsi sulle vicende della mi sorella ( e finire non solo per amarla ancora di più compresi tutti i suoi difetti e di volerli sentire io se li sento dentro e non per “pregiudizio catastrofico di genitori eternamente non contenti né orgogliosi di noi stirpedebole(*cit) o insegnato da una fragile autorità minacciosa che ad ogni boccone e mio passo va sgretolandosi” ma sferruzzare i denti e le unghie dall’istinto di proteggerla, essere il suo punto fermo, una sua sicurezza. Non solo io ho una sorella. Non solo io sono una sorella. Ma Lei ha e avrà sempre, la sua sorella.

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Un freno alla schizofrenia

Ma vienvìa Elisabetta cos’è che scriveresti tutto il giorno? Babbo, libri. Ah, libri, mmm, quelle cazzate lì senza fondo. Sì babbo quelle cazzate lì senza fondo che tu leggi di nascosto in ufficio nei primi cinque minuti di pace che trovi liberi, di cui tu non fai altro che parlare fino alla boria, per cui spendi stipendi interi e bazzichi librerie defilate alla ricerca dell’edizione perfetta in russo, per cui ti commuovi e piangi e ridi e lo so che lo fai per sopravvivere al fatto che te sei lì al lavoro tu a fare cose serie, che aspetti che la giornata arrivi in fondo solo per respirare quell’odore di pagine che è l’unico motivo per cui ha senso svegliarsi e andare verso quella cosa fondamentale di lavorare, che sono i tuoi migliori amici i tuoi veri amici e tua figlia scrive cazzate.

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Puro 20 carati

Sentirsi inconcludenti e inutili oggi? Ci siamo. Non posso neanche dire che oggi non ho fatto nulla, classificandomi nel primato degli ultimi a correre verso un qualche daffare, visto che sono arrivata in anticipo, e in realtà ho già scritto bevuto il caffè e la camomilla e per me la giornata è finita, buonanotte. Il babbo mi chiama e io sono irritata perché sapendo che non sto facendo nulla mi frizza da morire che sia lui a farmelo presente con allusioni tacite e intercalari del respiro come se lo intuisse, potrei essere in australia e dirgli che sto montando un muro di cemento e dalla voce sente che sto guardando il soffitto e sentendo le fitte di vuoto che arrivano e quando comincia l’infiltrazione, agisco solo a rimediare perché quello ormai è collaudato come metodo di trattenersi, di tenersi, quando sono già zuppa, è quando permea poco che demolisce, è appena sotto la pelle che non riesco a toccare: nel sottosuolo è violento, ma più immediato ravanare, anche alla cieca, togli qualcosa, addormenta qualcosa, seppellisci qualcosa, estirpa tutto e ok, ricominci da un nucleo bambino ogni volta, hai bisogno di tutto, ma frigni per un niente, per ogni vita un po’ diversa ti educhi a scoprire nuove gioie -da controllare-, ma anche nuovi vuoti -a cui spalancarti-, trovando in questo l’unico equilibrio che per un po’ regge, regge me in piedi. E’ a riparare le crepe in superficie con l’oro appena si spaccano che non son buona, col Kintsugi dei maestri giapponesi, le prime falle nel cemento che separa il mio muro dallo sguardo dietro le finestre di quelle di mio padre, anche lui apre sfonda la porta non chiede permesso, quel che trova porta via, anche l’aria, anche il libro di istruzioni per restaurare le crepe con l’oro rispondere a infiltrazione concava con infiltrazione lavorata e forte, che era chiuso mentre guardavo il soffitto e aspettavo in silenzio, finito di scrivere, di cominciare a leggere come il mattino ha, per tutti, l’oro in bocca, e per me la conclusione del giorno.

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Lettera 12 e dove sono le altre 11

Non fate passare per me ciò che è passabile o bello per altri perché così triste voglio essere solo io e non leggete il mio blog perchè una reduce vuole solo la tabula rasa lo sterminio lo spicinìo che ha fatto e contemplarlo e tirare il fiato e dire del siffatto deserto: e ora?

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Lettera uno

Ho delle ali posticce da riconsegnare al mittente, troppi giorni le ho tenute. Le ho usurate, a forza di non guardarle, di distogliermene, di sbarazzarmene tento mi scrollo, nervosa sembro dall’esterno una presa di mira dai tic, hanno abbassato una a una gli occhi, di vergogna a terra quello che era un vanto è una saracinesca va tutto male quando dispongo a vendere domande fuori dal tracciato domande la cui unica certezza è la risposta, che oggi è un giorno che vale irresistibile la pena non spendere.

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In tenerimomenti

Svegliata da un’incudine tracheosectomica di realismo e fattiidovuticonti con l’essermi svegliata anche e perdipiù oggi ma se la mia psicologa crede in me starò andando da una brava???

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Ricettazione

Mi è stato prescritto di scrivere il mio libro. E che è una fatica che non mi passa la Asl, stavolta, e sarebbe la prima volta, nel senso, che se ne lava le mani il palco nobile, e sta a dire anche che sono mediamente libera e che ho le mani slegate e che però nella merda ce le devo infilare io, con tutto quello che le mani possono, o devono, fare. E io che non tocco nemmeno il mio viso. Che non lo detergo e lo temo. Che al chiuso della mia stanza mi incappuccio, per evitare ogni riflesso o bagliore traslucido. Che ho i coltelli di plastica non per la lama, ma affinchè non possa specchiarmici. E insomma va bene. Trecento deglutizioni dopo che il cuore ha accettato arriveranno i comandi alle dita. Ma io nel frattempo devo proprioproprioproprio anche mangiare???? Diochepppppalle.