Accàsa, Counseling filosofico, Dammangiare, foodblog, Hic et Munch, Nonhotempoperdigiunare, Preferiti-Lecosechepiaccionoame e a Leo, Sei un blocconote

Tutti gli oggi in cui nasce una madre…

Ci sono mattine i cui colori sono maturi, che non si può attendere a riappropriarsi di sé, mattine in cui il black&white della propria vita non è solo una tara da rispedire al creato difettosa, ma solo il braccio appartato per intenditori di una forma d'arte, che mostra anche le possibilità e i significati infiniti del grigio. Che arricchisce, non si cancella con un filtro o con il rammarico colpevole di esistere. Sono come sono. Una combinazione senza numero contabilizzabile e indicizzazione di #colori. Le estremità e i limiti "nonoltre", sono anch'esse parte come il resto vivido della vita. #breakfast #blueberries #fruitsalad #mozzarella #foodlove #foodblog #homemade #homemeal #paleoish #healthy #blueberries #healthyeats #thefeedfeed #eattherainbow #realfood #nourish #foodforsoul #foodtherapy #lowcost #foodshare #instafoodies #anorexiarecovery #edrecovery #edwarrior

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…sono solo una stima ideabile dei respiri possibili della mia libertà.

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Il bisestile che avanza

Il ripetersi ciclico di Chiudimi quella cazzo di porta al buio scrivo triste e meglio. Al buio c’è più luce e vita e chiarezza e nitòre che nel tuo cuore, mi costringi a sentire affatto una verità che mifamaleloso, ma la Bugia in cui vivi triste, e meglio. Io ho tanti problemi mamma, babbo, è vero, la sorella ha tanti problemi, mamma babbo è vero, più socialmente accettabili e compatibili da voi tanto da incutervi rispetto, ma nella natura del mio safari di parole cucciole e curiose dove premono di crescere alberi incontaminati e fieri, l’ipocrisia in cui prima ancora di ledere gli altri si crede rabbiosamente, è peggio. E’ il peggio. Nella natura di ognuno non vigono regole e leggi scritte ma solo parole create e azzardate, e tentativi mai vani. Rispettala, e Chiudimi quella cazzo di porta, che apri per fare riscontro per far passare il vento ionizzare l’aria riportare uniformare livellare i campi in cui inseriamo il nostro testoinsertyourtext, (infierire a un sole violento e finto da dentista ogni crepa attraverso il microscopio del catastrofico malizioso e sbagliato onde evitare che germogliando al buio atteschisca un baobab, o sonnecchi un leone, e confonderle coi tuoi appunti neanche tanto falsi, ma politici.) Dove vuoi fare chiarezza, che prendi il sole, ma cieca, e lo pretendi. Ok mettiamola pure così non lo so se è meglio o peggio, è diverso. Le porte servono, nella natura e nell’anima, le porte sono rispettose, dell’aria che tira, del sole che sorge a diverse latitudini, non sbattono come quelle (quelle lì sì) che idolatrate, rispettate, obbedite: quelle che invece, cazzo, Rinchiudono.

 

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Una risposta nulla.

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Cosa può succedere quando c’è una mano che trema in questo #insta e non è quella che scatta, almeno non in modo percettibile, ma quella che cristallizzi in un click di fronte a te per farla fermare e e fermare pure -per favore- il mondo. Cosa può succedere quando una madre tua madre sta stesa in terra urlando che ha perso la testa e che sta al buio che aiuto aiuto aiutami, cazzo! mamma come posso aiutarti? NON puoi aiutarmi vai via, mi aiuti se te ne vai lasciami sola. mi giro, nuovamente, di pochi gradi, in attesa e mantenendomi vigile e.. aiuto!aiuto!aiutami cazzo demonio! COME VUOI CHE TI AIUTI MAMMA, RESPIRA, DIMMELO, CHIEDIMELO. AIUTAMI A CALMARTI. VAI VIA NON MI AIUTI MI FAI STARE PEGGIO. e di nuovo mi sposto, appena, cercando di respirare io al suo posto, vigile, a portata di occhio, e aiutami,cazzo,muoio! Ok mamma, rewind, reset, cosa posso fare per aiutarti? NON mi aiuti!oddiomuoiomuoiomuoio. Non voglio che muori, posso aiutarti a sopravvivere finché non muori più, mamma? Dai. Ti prego. No! Lasciami morire. Ok va bene, sono qui accanto. Aiutamiiiiiiii VUOI lasciarmi morire? No mamma. E cosa può succedere quando aiutoaiutoaiuto e infine rispondi con l’ultimo controllo nell’ultimo dito del pugno strinto, io sono qui, ti posso dare il MIO aiuto, dimmi tutto. “Ma io stavo chiamando la mia mamma”.”aiuto lo chiedo alla MIA mamma!Mamma!Vogliolamamma mia, NON TE!”.
Va bene. Cosa può succedere. Cosa succede. Non può succedermi nulla. Perché la nonnina è attraverso di me, con me. La nonnina è dentro di me a proteggermi ANCHE DA QUESTO.
A mangiare lo stesso cosa succede, ok, portarsi sul piatto. Strascinarsi verso il piatto. Spostarsi e portarLA. Cosa succede a avere un solo perché da giocare per allentare quel pugno: Perché la nonnina non avrebbe permesso che nella bolla di angosce e dolore affogato che sono ben oltre la mia comprensione e il mio potere assorbente…morissi da spugna da magnète opaco anche un po’ ognivolta io. Una morte molto più sottile e senza ritorno del morire di fame. Nonna non l’ha permesso quando avrei potuto morirne davvero, quando davvero avevo solo l’impotenza di una bambina come scudo e un avvocato stratega della vergogna da imparare a memoria, a maggior ragione non lo permette adesso che sono a scuola di coraggio. Nonna direbbe e dice: amore, vieni è pronto, non è successo nulla! (Dududù. Dadadà.)

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Cose che vuoi tremendamente dire

Ha da finì stastoria che La mamma è sempre la mamma la mamma era sempre la mamma anche nel caso di Medea.

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Cancellare, no, riscrivere.

Quanto ha piovuto quanto ripioverà quanto ovvio piovere per poi smettere per poi piovere a sfavore o come una mannasanta. Quanto piove fuori e dentro casa quanti buchi intoppabili tra soffitto e pelle che li avevo bituminati bene mi pareva. Quante docce quanta acqua introvabile. Quanti fiumi asciutti e digiuni in pericolo di inondazione. Quanta fermezza fissità che attende terremoti è solo pazienza, quanto sole acceca quale spicchio dona e quale raggrinzisce, quanto sudore è febbre e quanto sangue è emorragia se lo chiamo con la forza di un tubicino decompresso non sale nella provetta quanto caldo è scontro di densità incompatibili e tuoni solisti e quale fiocco di neve è la voce fuori dal coro? Quante ambulanze sono una strage e quanta morte è lineacontinua a cui posso dare una sterzata. Quante manciate di sale è “Basta”? Che io abbia il coraggio di non avere più tempo per digiunare.

  • Ricordatevi di seguire il mio percorso frammentato in divenire nel riappropriarmi di me stessa su Instagram e InstagramStories💙
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In italia non c’è un Foer solo perché mia madre si nasconde in una comune

[5/11, 07:34] Mamma: Buongiorno amore non so se ti arriverà il messaggio tyb mi pensavi alle 5 ho sentito piano piano nell’ orecchio “mamma mamma”

[5/11, 07:35] Elisabetta Pend: Sisì ero io, o la bambina che hai dato via per adottare me😂😂😂prendendolo in tasca😭😂😂

Ora ve la spiego: l’umorismo ebraico squisitamente fine geniale diabolico al gusto Cynar non è il mio conclusivo, è Buongiorno amore.

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Tonico dell’acc.ont.ento

Voglio promuovermi addomesticarmi a una bàlia per gli eventi, ché mai ne sarò padrona genitrice madre o sovvenzionante di sponsor, nel fianco la spilla mia per fama serva a chiudere il decoro, a sigillare il legittimo ruolo l’orgoglio, non marchia dove entra&esce&profana a piacimento sul rudere la spina.

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Enantiodromica

Ma ci beccano sempre quando scappo a fare le giratine la mattina all’alba anche prima. Possibile che lascio un vuoto così grande, incolmabile, inconsolabile che si smuove la cia il kgb la Stasi per venirmi dietro a riaccalappiare. Ricordati di fare buon viso a stomaco vuoto. Due ore fa mi chiedevo con una mano sulla coscienza se, oltre tutti i rancori mai riaggiustati e collocati a un sereno punto di elaborazione e al senso di rabbia e ingiustizia e deprecazione istintuale provata, forse il fatto di essere stata rinchiusa in una clinica psichiatrica per tanti anni non fosse perché seriamente ne avevo bisogno, che ero e sono una veramente fuori di testa, per il senso comune e bestialmente umanista dell’accettabilità sociale. Però è anche vero che non si rinchiudono alla leggera quelli che si soffiano il naso con la mano parlando da soli con la nonna o ricercando negli occhi rivolti altrove il minimo segnale di accudimentomaternoONLUS o approvazionepaternaONLUS, o che mangiano solo se il loro piatto è di plastica rosa 2/5anni con un gatto che lo incoraggia, a meno che non siano anche intelligenti, allora ci si accanisce. Arrivo anche a pensare, anzi, concepisco a margine come eventualità di poter perdonare, pianopianopiano, quello che forse ho contribuito con l’insolenza a perpetuare ciclicamente nella mia vita di internata. Quello che resta reale, e irrisolto, se mai ci fosse davvero insita una lezione da imparare da tutto quello che ci accade, è che mettiamo il caso io fossi davvero la peggiore delle folli e che merito e ho meritato le indicibili e umiliazioni a cui non so per quale ristagnante motivo sto sopravvivendo (ripeto, non escludo di esserne concausa), come mi spiego il fatto che in tutta questa vita legata imbavagliata inpasticcata oscurata e sedata da sti professoroni luminari baronetti de stocazzo, poi alla fine neanche m’hanno curata così tanto bene che sono più matta di prima e comunque matta per matta sicuramente qui fuori, e lontana, della mia personale prigione detengo le chiavi, un’infinita scelta di volume di stoffa e gradienti di colori.

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Una placenta

Sai quando tutto va a rotoli a scatafascio ti perdi non ti resta che marcire avvizzire verso dentro e il dentro non ha fine è lì l’infinito osservato e cercato che non viaggia a chilometri e non misura in sessantesimi ti senti già morta e l’unica cosa che ti viene di pensare e senzapensare ad altro urli al niente e pensi che ti ascolti e che non risponda sia uguale a assentire, l’ultimo remoto segno inequivocabile segnale di ascolto è che forse non risponde perché lascia pregare te senza dialoghi e dibattito, pensi e ti dondoli perquattrocento serie voglio la mamma e chiami chiami sei calamìta di ogni pathos sei parafulmine e raccolta indifferenziata ieri recalcitrante immune ignifuga e ora sei solo materia per bende voglio la mamma voglio la mamma e solo quello come nenia che l’ossessivo ripetersi un po’rimanda il senso della fine, è il preambolo all’ultimo rapprendersi di lacrima e fuoriuscire poi deglutisci e infine finisce e sei quasi libera. Anzi, più libera. Te e il rimorso e la causa del male tuo te e del male del mondo te e te giù ancora vogliolamamma vogliolamamma vogliolamamma. Questo sai dire. Questo pensare. Sei rovinata e sei una rovina hai preso il via sembra che l’hai sempre saputo a memoria il rovinare il ritornello te lo cantavi per lubrificare il benvenuta al parto, al party!,  e accelleri freni e riprendi a rotolare, ferma fissa nel solco nella fossetta nella conchina, ti dovresti alzare da terra e vuoi solo la mamma. Sai quando fai questo. Io lo faccio appena, ogni volta che, mamma, ti avvicini a me.

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Generalità e generosità

Alla mi mamma non piace affatto quello che mi dice la mia psicologa. Non le torna proprio peggnènte, e bofonchia scuotendo la testa, con quell’espressione un po’ alla ora ci penso io, e è proprio lì la trappola. La mia mamma è quella che come condizione obbligatoria per non risottoscrivere e rinnovare e equipaggiare di gran carica il mio ennesimo ricovero coercitivo mi ha costretta giuridicamente –come minimo a andare dalla psicologa, il cui recapito e nominativo mi ha indicato lei medesima, la somma furbissimasotto contratto che si legge ricatto. Ora beccati che nell’ora settimanale io e la psicologa giochiamo a freccette e disegniamo barba baffi e occhiali sulla tua linea genitoriale, e umana. No ma comunque ti perdono eh. Guarda ti perdono ancora prima che tu mi abbia mai chiesto scusa, o mai contemplato che la mia libertà mi riguardasse.

Pausa bar troppo affollato la domenica mattina. E egregio educato istruitissimo signore che prima sgomiti nel costato per farti largo al bancone, e poi vi piazzate con tua moglie che manco alla cocomerata di sanlorenzo a guardare i fochi bisogna berciare così forte per far sentire il proprio impagabile feedback su ogni cosa che sta in cielo e in terra: ecco, te, ‘nonnoressica’ ci sarà tu sorella!