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Praticantato di forbicine arrotondate

Ovviamente le cosine yummose 😋 del #teglione leggendario di ieri sera sono finite anche nell'insalata di oggi, avanzi😍. Quindi la ricetta è (ma non esistono cavolo di ricette per i miei.piatti😂quel che trovo butto nel ciotolo, cioè lancio letteralmente, sempre che trovi il ciotolo. Ora avendo praticamente dietro SOLO quello lo trovo per forza😂 e attenziò, pare che lo lavo, nel senso lo lavo io. Lo lavo e imparo a cucinare e a difendere le mie cose perché ci RImangio. Perché non voglio mai più mai più mangiare progettando che ogni singolo pasto potrebbe(o dovrebbe) essere l'ultimo prima di "darmi una regolata co'sto vizio di sentire fame, e pure più volte al giorno!😱😒😒 che cacchio di ingorda sfondata sono che sento le urla del corpo che gridano:cibo, nutrimento, sangue, vita, linfa, battiti, queste cose sono per le persone buone, le persone belle, a un animaletto dolce e carino si da da mangiare, ai bravi bimbi… non alle persone zozze e marce dentro come me CHE È un sibilo che mi percorre e sussurra dentro da quando ho ricordi e concezione del mondo…. a meno cheeeeee…tu disconosci di essere una vita a te e FAI ESATTAMENTE DIVENTI QUELLO CHE NOI VOGLIAMO TU SIA, e POSSIAMO FARE QUALUNQUE COSA DI TE, PERFINO UNA DEBOLE MALATA MENTALE FACILE DA COLLOCARE DOVE VIA VIA PIÙ CI FA COMODO, AI NOSTRI PIEDI, E COI NOSTRI PIEDI POI CALCIARLA LONTANO, SE OSA METTERE IN DUBBIO IL MONDO COME GLIELO ABBIAMO CREATO NOI. FINTO. IPOCRITA. E ANCHE L'UNICO A CUI IL MIO SGUARDO HA POTUTO RIVOLGERSI. QUINDI INFINE ANCHE L'ULTIMO A CUI AGGRAPPARSI. OI. Azz leoncinessa…passi avanti eh all'indipendenza fisico/emotiva😌😌😂😂🦁 e al darmi una possibilità di avere coscienza che io, nel bene e ok anche nel male, il mio bene e il mio male, lo voglio vivere iniziare a vivere da dentro, una persona, o un demone, a sé. …comunque è leoinsalatona mista di radicchi, avanzi di teglione #zucca e #cipolle arrosto😍😋, filetto di pollo alla #paprika, melerosse a cubetti e mandorle, olio evo. E buon appetito che magari a non guardarlo sorge il sole…😒😒e poi relax e creazione lavoro. Via, daje😋🤗💛💙💚🦁💪#paleofood #thefeedfeed #foodblog #anorexia #edrecovery #realfood #healthy

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E guardo il mondo da un oblò

Oggi questo il convento passava. Anelli fritti abbrustoliti di #totani. Appena pescati, freschissimi, direttamente dal retino dei surgelati. 😂 praticamente mi hanno pagata per portarmeli via. Tardi giustificata per #psicologa. E perché a un certo punto respirando a fondo nel mio tubetto da snorkeling nell'acquitrinio nebuloso che ricopre la mia strada, è tanto meglio che sguazzare in una via limpida, intervallata da pasti migliori e serviti ma circoscritta e diagnosticata e avviata per me come la prescrizione di una ricetta medica a cui attenersi. Pasti girando intorno a un amore di mamma e babbo di cui posso fare a meno di elemosinare la plastica, che sono una medicina amara con troppi effetti collaterali, diventando essistessi la malattia, e l'identità Preferisco il mio pasto amaro, non è più una ribellione una non accettazione della realtà, è una guarigione sottile e sotterranea e a lungo termine, perché sopra ci costruirò il mondo, e le strade per ovunque, perfino quelle per restare qui, in questo punto. Buon appe e daje di calamaro #fritto 💪🦁💖💛💙🦁🦁🦁🦁 #pranzo #foodblog #foodshare #foodforthoughts, #pensieri #anorexiarecovery #diarioalimentare #paleojunk #paleoish #friedfish #nourish #soulnourishment #art #igarts #paintings #friedsquid #foodblogger #frittodipesce #edrecovery #depression #anoressia Mo vado a fare l'ecografia per la tiroide salterina #autoimmunedisease #autoimmune 💪che la luna i suoi anelli del piffero se li è pure alla lontana beccati😂 #cercolavoro #jobsearching

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Essere circolare, al largo

Provo a far tornare tonda una giornata che era iniziata tonda poi si è inspigolita, corrosa e frenata dall’attrito, poi camminando verso la psicologa distesa, acquarellata di sorsi di caffè e camomilla alternati e insieme, reimmatricolata dentro me stessa, sono stata sostanziosa, sono stata in quella stanza, a riempire la mia borsa valori, li ho soppesati: ne sono usciti i più leggeri di fardelli atlantici, e i più consistenti di densità compattezza morale, ecco perché sono quelli che vanno a fondo, che sono andati sempre a fondo, in una marea di ipocrita pellicola d’amore. La mia famiglia è un domopak per tartine per gli amici segreti importanti di fuori, con la mia vita sul vassoio, da asporto per suscitare con un figurone il compatimento. Scremiamo. Scremiamo. Passino la loro a spalmare in superficie le tartine, io sono una polpetta con il fuori sbruciacchiato, e il ripieno dentro. Quindi la giornata torna tonda, io mi acciambello -era l’ora, guarda che orario dimmmmerda per pranzo- a fare il mio gomitolo di puntini da unire: le parole che si ha il coraggio di dire.

//(Ps off topic : causa disperato bisogno economico, vendo l’iphone sei a prezzo misero ma maledettoesubito, fatemi sapere qualora foste o conosceste qualcuno interessato, grazie, fine ps off topic -ma molto pissed off, uff😒☹)

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Madre, deponi le crocchette che stasera parliamo di qualcosa

Ecco potevo nascere bella, e invece sono nata poco intelligente dovrei prendere esempio. Mi giunge voce da chi usufruisce dei mezzi comunicativi (brrrrr) quelli che per rincarare la dose si chiamano pure di massa (brrrrr✓✓) che mentre io stavo contemplando la possibilità di sentire la fame e sentirmi affamata e incapricciandomi di sto vizio di mangiare, Berlusconi stava allungandosi la vita in un filone sentiero politico di tenere mollichine, dimostrando altezza d’animo, che si sa è mezza bellezza, peraltro c’è dell’intelligenza nello spogliarsi dell’aurea di mercante, e intraprendere un’hipsterissima e golosissima mielosa strategia di marketing per api gossippare nel nido di vespa, buona anche da snocciolare a cena ma anche autobus, studi dentistici, coda all’inps, dicendo addio al colesterolo e mangiando solennemente la sua ultima fettina di carne. 

Era dudù.

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Mangio Paleo perché al banco rimanenze #iltofunonteloregalano 

 

E a sorpresa, è antidepressivo.

Oh stamattina l’inferno per i #debiti economici e emotivi, l’atmosfera ancora di camminare su un roveto di gelsi. Quelli neri. Le more. Come ogni mattina che non si dice. Come ogni pomeriggio. Come ogni x. Fanculo stringo ancora di più i denti quando voglio mangiare. Una coalizione spaziale a rompere le uova nel paniere a pasqua, imbestiati. Ma non mi stanco, quanto si stancano loro, la banda dei tutelatori, a estorcermi la prevedibilità, avanti a forzare bulloni per vedere quando mi sconquasso a terra nella polvere della vostra santa amata e devota quotidiana anoressica. Quanto vi manca, quanto oriente sentite mancare alla vostra bussola. Quando ho fame di tutto e chi non ha fame in realtà non è mai sazio di attribuire le colpe, e razzolo dappertutto cerco le banane scartate dagli ortolani. Quelle che buttano. Quelle che la gente no è un po’ nerognola. Ma io me la prendo volentieri tutta la colpa del mondo, non mi fa né caldo né freddo perché è una facile collocazione, in me, voglio dire, la matta, l’interdetta, la psicotica. Dai colpa, entra nella cerchia di amici di Leo, noi non ti schifiamo e schiaffiamo da qualche parte comoda su chi tanto riesce a sopravvivere ai peggio schiaffi, alla peggio realtà, noi non approfittiamo di chi è facilmente ricattabile perché riconosce i propri limiti e limitatezze. Ma qualcuno non è degno di sapere che io sopravvivo all’ipocrisia. Io lo so. É parte silenziosa di una grande libertà. A quel punto, ciò che sta nelle carte estorto con ogni energia di assolversi sempre prima ancora di scrutarsi dentro, resta una parola vuota che non può uccidermi, una frutta con la buccia immacolata, un casco di parole lucidate con la malafede. Gli ipocriti ci tengono a passarla liscia. Ci tengono da impazzire a credersi una finta bella figura, ci tengono alla follia a credersi e a vendersi belle persone. E vittime sulla carta. Io sono una brutta persona, sono libera di non essere mai una vittima, E mai un carnefice, perseguo senza artificio la mia natura. Mangio la 🦁Leoinsalata 🦁 equocasuale con le banane scartate, il pollo regalato perché in scadenza, e le nocciole rivendute a sconto dalle ceste di natale. Che è buona. È buona assai. Creare e cucinare d’istinto perché sento –meaculpa– che è importante vivere. Poi torno a inventarmi come aiutare la banda un po’ a sistemare le cose per fermare il collasso, in silenzio perché il mio aiuto lo risputano incommestibile, mi necessitano al mio posto: malata. Dietro le quinte zitta a fare piani su piani di risparmio selvaggio prima di dover salutare il macchino con tutta la mia vita dentro. E il tetto con tutta la mia vita sotto. I traumi profondi possono essere faretti guida per l’evoluzione.

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Se hai perfetta la teoria, alla pratica non ci vai.

Pensieri variabili e tanti. Quanto nervoso. Quanta voglia di ridere e voglia di togliere questo freno a mano. Quanta voglia di leggerezza più che il corpo si appesantisce. Quanta voglia di avere un’ossessione totalizzante e sentire per una volta, che lasciarmici andare fino in fondo, è la pazzia giusta, fosse anche sbagliare di grosso MA sentendomi nel giusto, perché è 100% quello che voglio, non voglio più sbagliare cosciente di sbagliare. e continuare a sbagliare. e continuare a essere cosciente.
voglio vincere qualcosa sapendo di meritarlo. voglio eccellere sapendo che sono stata il meglio, non voglio più tagliare tutti i rami a un albero che non ho neanche piantato. senza acqua per crescere. senza terra intorno. senza un luogo. senza una specie. senza interscambio coi vicini di flora, contatto e tolleranza al concime, senza sentirsi Natura. Ma una vita passando intorno guardinga girando intorno vile e fifona a una zappa a decidere se afferrarla. E il dubbio che sfinisce, ogni muscolo e protèsa e forza nel braccio alla fine mangiati dal percepire nelle viscere il dirompere il rigoglio dei giardini altrui, che lavorati curati o selvatici, vivono e vivono e vivono, bellissimi e bruttissimi, viventi, malati, viventi, ordinati o deviati, morali e immorali che se ne freghino o se ne sbattano il cazzo, che siano alberi sacri e saggi o che denutrano i limitrofi rubandone nutrimento e radici, e vivente il loro verde e viventi anche i loro vermi vivi a infestare il mio, quello che neanche esiste, che è solo l’ipotesi di un seme senza la pazienza di nascere, quello a cui si nega la botta di culo, il caso, la fatica e la sconfitta il sudore il lavoro e il terriccio gli si nega la forma la direzione in cui crescere il colore e il mutamento del colore la ciclicità delle foglie il significato del nome e il destino di essere regalato per amore, il dolore la ricerca dell’aria del sole e del cielo si nega e soprattutto la speranza, perché sararebbe stata anche volentieri l’ultima a morire, ma qualora uno avesse vissuto, col quel guscio mummificato che invece si è tenuto in mano.

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Una risposta nulla.

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Cosa può succedere quando c’è una mano che trema in questo #insta e non è quella che scatta, almeno non in modo percettibile, ma quella che cristallizzi in un click di fronte a te per farla fermare e e fermare pure -per favore- il mondo. Cosa può succedere quando una madre tua madre sta stesa in terra urlando che ha perso la testa e che sta al buio che aiuto aiuto aiutami, cazzo! mamma come posso aiutarti? NON puoi aiutarmi vai via, mi aiuti se te ne vai lasciami sola. mi giro, nuovamente, di pochi gradi, in attesa e mantenendomi vigile e.. aiuto!aiuto!aiutami cazzo demonio! COME VUOI CHE TI AIUTI MAMMA, RESPIRA, DIMMELO, CHIEDIMELO. AIUTAMI A CALMARTI. VAI VIA NON MI AIUTI MI FAI STARE PEGGIO. e di nuovo mi sposto, appena, cercando di respirare io al suo posto, vigile, a portata di occhio, e aiutami,cazzo,muoio! Ok mamma, rewind, reset, cosa posso fare per aiutarti? NON mi aiuti!oddiomuoiomuoiomuoio. Non voglio che muori, posso aiutarti a sopravvivere finché non muori più, mamma? Dai. Ti prego. No! Lasciami morire. Ok va bene, sono qui accanto. Aiutamiiiiiiii VUOI lasciarmi morire? No mamma. E cosa può succedere quando aiutoaiutoaiuto e infine rispondi con l’ultimo controllo nell’ultimo dito del pugno strinto, io sono qui, ti posso dare il MIO aiuto, dimmi tutto. “Ma io stavo chiamando la mia mamma”.”aiuto lo chiedo alla MIA mamma!Mamma!Vogliolamamma mia, NON TE!”.
Va bene. Cosa può succedere. Cosa succede. Non può succedermi nulla. Perché la nonnina è attraverso di me, con me. La nonnina è dentro di me a proteggermi ANCHE DA QUESTO.
A mangiare lo stesso cosa succede, ok, portarsi sul piatto. Strascinarsi verso il piatto. Spostarsi e portarLA. Cosa succede a avere un solo perché da giocare per allentare quel pugno: Perché la nonnina non avrebbe permesso che nella bolla di angosce e dolore affogato che sono ben oltre la mia comprensione e il mio potere assorbente…morissi da spugna da magnète opaco anche un po’ ognivolta io. Una morte molto più sottile e senza ritorno del morire di fame. Nonna non l’ha permesso quando avrei potuto morirne davvero, quando davvero avevo solo l’impotenza di una bambina come scudo e un avvocato stratega della vergogna da imparare a memoria, a maggior ragione non lo permette adesso che sono a scuola di coraggio. Nonna direbbe e dice: amore, vieni è pronto, non è successo nulla! (Dududù. Dadadà.)

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Non poteva finire così.

Non poteva finire così (Bene😂)…

…Ebbene dopo mi sono arrabbiata. Ma tranquilli anche il mondo si è arrabbiato (con me).

E io vado a rivendicare la mia integrità in un ascensore.

Vivi e lasciati vivere, e lascia che gli altri vivano pure male. ma per conto loro. io ho fatto il possibile. ora voglio fare possibilmente il meglio, per me.
Zen pranzo di #risointegrale #ravanelli #salmone #crauti #olioevo dopo una mattinata produttiva di lavoro e idee, e un 60%di queste buone e belle, nella mia media è una buona percentuale, forse alimentata dal sole prima ancora che dalla situazione contingente, se io mi metto in testa che mi voglio voler bene, gli altri e fuori di me possono remarmi a fianco, tenermi la mano, soffiare un buon vento a favore/e a amore, o piovermi addosso, o addirittura spesso remarmi contro, o piazzare ancore premeditate o imrovvisate con tutti i mezzi per farmi incagliare in un punto statico e fermo che funzione da piattaforma e bersaglio per i rifiuti del mare, a fondo nessuno ci vuole stare da solo e si chiama subito giù quella che marcisce di più e più in fretta, perché è quella più piena di materia viva, e chi è sadico gode a vedere morire solo chi voleva vivere. #famiglia #depressione Nonostante ciò, metaforicamente, se mi sento ok, ciò che fuori non mi torna e mi ferisce lo riesco a vedere alla sua dimensione reale, al giusto grado di zoom rispetto alla mia persona, una macchia di ragionamenti meschini che si possono pure propagare e fluire intorno, lasciando intatto e sicura la mia piccola navicella, lasciando pura la mia fiducia nel sole che illumina sempre ciò che viene alla luce, e se in esso c’è del dolore, allora lo asciuga.

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Ante pesto, post arrosto, dolce farniente.

Affezionarsi a un personaggio due giorni dopo che rideva, una decina di sfottimenti vari di assestamento, un milione di megabyte persi nel web in carica di una cazzata di video per fermare il tempo di un giorno che non avresti mai voluto affrontare(così) in realtà sai esattamente perché l’hai voluto fermare, in tutta la sua inutilità, perché quel giorno che stavi malissimo e che non ti tornava nulla e che tutto si distorceva e tutto era un po’ stonato -niente a posto, io non a posto, io non allineata, io non rispettosa delle regole animistiche/logistiche e nemmeno cestinata senza passare dal via che ho infranto un mio schema ora sbatto il mondo fuori e mi perdo nei miei “tantovale” /tantovale fare schifo/tantovale non far più nulla/tantovalevaffanculoecciao/tantovalestaremale- succede che quel giorno di merda, con questa cazzata di essermene testimone, di guardarmi per distrazione come mi potevo girare i pollici mentre facevo zapping, alla fine l’ho affrontato lo stesso. Ci sono stata in mezzo, con fastidio, e ha avuto 24ore brutte ma non una di più, non 25. le solite. come gli altri. peggio degli altri. faticosamente. …perché non è forse ugualmente pesante fare fronte a me stessa quando sono felice? lo è. del resto siamo tutti nati sotto un’ineludibile forza di gravità che ci imprime costante anche quando lo stomaco è vuoto il cervello leggero, o quando gli angoli della bocca sono rivolti in alto.
Si.Può.Fare.

Affezionarsi. Dopo. Ché male o male ce la siamo cavata. Senza saperlo. Prima. Col senno di mai.

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Una in più delle ispaniche conquiste di Dongiovanni

(Petit parentesi aperta grazie di seguirmi in 1004*ndr titolo del post⤴⤴chiusa parentesi) 

#Latergram delle cose collaterali che scrivo su Instagram 

Che sembrava un’illusione di sole, e lo era davvero, mica era una maschera beffarda di carnevale che ti dice scherzavo. Solo che s’è già ingrigito. Come tutto, il meteo come somatizzazione.
Comunque forza. Almeno, nel frattempo, passa inosservato alla stessa me intransigente e giudicante, che ho mangiato tanto, non digerirò mai, non digerirò mai quello che sento sottopelle, la spira urticante improvvisa a trappola a tradimento nel dolce che ho lasciato premeditando di essere tanto stupida da provare, per un giorno, a dimenticarmene, riuscendoci, e quindi finendo sulla tagliola. Non digerirò mai questi tentacoli snervanti, mai a stomaco pieno. Gli enzimi che smistano le scorie, o vanno allo stomaco, o vanno a pulire il cervello. Il sole distraeva, se ne va per ricordarmi che a volte devo scegliere tra la salute mentale e la vita.
Temo che come sempre alla fine sceglierò la vita, per adesso, e che gli enzimi vadano a digerire uno stomaco pieno. Alla salute mentale ci penserò, forse domani, forse mai, forse quando sole e grigio saranno solo un segno climatico.