Ante pesto, post arrosto, dolce farniente.

Ante pesto, post arrosto, dolce farniente.

Affezionarsi a un personaggio due giorni dopo che rideva, una decina di sfottimenti vari di assestamento, un milione di megabyte persi nel web in carica di una cazzata di video per fermare il tempo di un giorno che non avresti mai voluto affrontare(così) in realtà sai esattamente perché l’hai voluto fermare, in tutta la sua inutilità, perché quel giorno che stavi malissimo e che non ti tornava nulla e che tutto si distorceva e tutto era un po’ stonato -niente a posto, io non a posto, io non allineata, io non rispettosa delle regole animistiche/logistiche e nemmeno cestinata senza passare dal via che ho infranto un mio schema ora sbatto il mondo fuori e mi perdo nei miei “tantovale” /tantovale fare schifo/tantovale non far più nulla/tantovalevaffanculoecciao/tantovalestaremale- succede che quel giorno di merda, con questa cazzata di essermene testimone, di guardarmi per distrazione come mi potevo girare i pollici mentre facevo zapping, alla fine l’ho affrontato lo stesso. Ci sono stata in mezzo, con fastidio, e ha avuto 24ore brutte ma non una di più, non 25. le solite. come gli altri. peggio degli altri. faticosamente. …perché non è forse ugualmente pesante fare fronte a me stessa quando sono felice? lo è. del resto siamo tutti nati sotto un’ineludibile forza di gravità che ci imprime costante anche quando lo stomaco è vuoto il cervello leggero, o quando gli angoli della bocca sono rivolti in alto.
Si.Può.Fare.

Affezionarsi. Dopo. Ché male o male ce la siamo cavata. Senza saperlo. Prima. Col senno di mai.

Partire dal fondo è essere una che va fino in fondo.

Partire dal fondo è essere una che va fino in fondo.

 

Mentre lavoro al libro, sto documentando giorno per giorno anche con altro materiale di cui non sono affatto pratica che di creativo ha solo me (e allora! oh! ….😒), e quindi non può che essere sconclusionato, ma mi stavo chiedendo, nell’ambito del mio percorso terapeutico per trovare me stessa, il respiro, il senso o i sensi o le possibilità di una vita, quantomeno il sorriso, se per caso vi interesserebbe che condividessi su Youtube (e di rimando qui sul blog incorporando il videostesso in anteprima) la quotidiana – o cadenzata- lotta quotidiana che nel mio caso si manifesta simbolicamente al momento dei pasti e del rapporto col cibo, sottintendendo io a quelli che comportamentalmente sono definiti dalla dubbia e schifosissima terminologia psichiatrica come disturbi alimentari anoressia e blablabla, per tornare a vivere come Elisabetta, e non col fantasma viscido e incombente e ingobbente e sterminatore a cui ho delegato il controllo di ogni percezione del giorno e della notte, della materia e del pensiero, e che neanche era appartenente del tutto a me ma vi si cibava a sua totale discrezione e abuso l’estremo mio vergognoso bisogno di farmischifo, e non era la strada giusta neanche passare una vita (e un’innumerevole numero di anni e fallimenti e sovrapposizioni di lividi e cicatrici) legata a una barella a estirparlo via tagliandogli lo stomaco e farlo crepare di fame, ché di roba da dire ne aveva e ne ha ancora tanta, e non si lascia morire nulla e nessuno nemmeno il peggior criminale senza nutrirlo finché non ha confessato tutto-tutto-tutto, tutta la verità nient’altrochelaverità, mentre aggiungo parti di Elisabetta che crescono e dicono invece moltoaltro e altrettanto vero con gli stessi occhi e uno sguardo che di diverso ha solo l’essere capace di guardare piangere e autorizzato a sentire e esprimere, e quel nocciolo è necessario fondamentale in quanto lo voglio e lo devo conoscere, spiegarmelo, perdonarlo, e infine senza alcuna aspettativa o clamore liberarlo, per poi scegliere fino a quando mi sarà utile, ecco respirone mi chiedevo se potrebbe interessare la condivisione a scopo terapeutico e di supporto alla solitudine di chi sta vivendo sulla propria pelle questa malattia o le persone a loro vicine o a livello di esperimento informativo, di come vivo -nel bene e nel male, il viaggio per fare posto a una vita viva che tutte queste elisabette, le deve ospitare e contenere, e tutte amare.

Fatemi sapere perché di video registrazioni della situazione Elisabetta-Pasto-Cibo e tutto quello che c’è dentro e oltre il piatto (un mondo, tutto il diametro immisurabile della base dell’iceberg di cui il piatto è il puntale che affiora le acque!) (ne ho presa una fissa come situazione standard referenziale e sarà -credo- il pranzo, per continuità dell’esperimento) ne ho già in archivio pronte tre. Tre giorni diversi fino a ora. Partite da queste settimane di lavoro e che porterò avanti per indefinite settimane. Di scrittura e lettura. Di ascolto di me.