A càos, Hic et Munch, Iperventilazione, LetterAttitudine, Poeresie, Sei un blocconote

Approfittarsene

oggi c’è un solicino delizioso che è un vero delitto, cielo, censurarlo così.

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Ante pesto, post arrosto, dolce farniente.

Affezionarsi a un personaggio due giorni dopo che rideva, una decina di sfottimenti vari di assestamento, un milione di megabyte persi nel web in carica di una cazzata di video per fermare il tempo di un giorno che non avresti mai voluto affrontare(così) in realtà sai esattamente perché l’hai voluto fermare, in tutta la sua inutilità, perché quel giorno che stavi malissimo e che non ti tornava nulla e che tutto si distorceva e tutto era un po’ stonato -niente a posto, io non a posto, io non allineata, io non rispettosa delle regole animistiche/logistiche e nemmeno cestinata senza passare dal via che ho infranto un mio schema ora sbatto il mondo fuori e mi perdo nei miei “tantovale” /tantovale fare schifo/tantovale non far più nulla/tantovalevaffanculoecciao/tantovalestaremale- succede che quel giorno di merda, con questa cazzata di essermene testimone, di guardarmi per distrazione come mi potevo girare i pollici mentre facevo zapping, alla fine l’ho affrontato lo stesso. Ci sono stata in mezzo, con fastidio, e ha avuto 24ore brutte ma non una di più, non 25. le solite. come gli altri. peggio degli altri. faticosamente. …perché non è forse ugualmente pesante fare fronte a me stessa quando sono felice? lo è. del resto siamo tutti nati sotto un’ineludibile forza di gravità che ci imprime costante anche quando lo stomaco è vuoto il cervello leggero, o quando gli angoli della bocca sono rivolti in alto.
Si.Può.Fare.

Affezionarsi. Dopo. Ché male o male ce la siamo cavata. Senza saperlo. Prima. Col senno di mai.

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Colpi di genio di scena, davvero.

Oggi per fare un dispetto alla continuità di una linea e allontanare di un passo un ipotetico tratto distintivo che mi caratterizza descrive identifica e inchioda, cambierò tema del blog.

L’inquietudine di non sapere dove mettere le cose dentro e fuori di me e sotto quale forma, e di cambiargli posto e di cambiargli idea, mi caratterizza in effetti piuttosto bene, al limite del branding.

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Armi improprie e armi impari.

Nuovi grammi e copiose sconfitte, evoluzioni in sì minore sul tema dell’angoscia ma in chiave di mollaremai, sul mio profilo Instagram di battaglia quotidiana, le voci gli incubi chiamano, mi trattengono, mi trascinano sterrando le strade faticosamente rese camminabili a tentativi e scalpiccii sul posto, ma questa morteinteriore che mi pretende devozione e china a terra strisciando riducendomi in cenere da finire negli interstizi nelle fughe di piastrelle, righelli in cui suddividere la voragine, profondità che si possono circoscrivere e arginare soltanto a quadrati, trova e ritrova un leone un cucciolodileone una leonessa tuttuno a denti digrignati con tutta la ferocia dell’istinto, e dovrà ben faticare –pure lei-, prima di uccidermi.

Se vi va seguite il mio salvarmi, faccia a faccia, da un mostro armato di tutto punto. E io dell’ironia. Meh, tant’è. Ossitocine su Instagram e su InstagramStories. E nel frattempo io faccio cose serie. Di cui questa, per vivere.

(Mi aiutate a diffondere il messaggio che non ci si può, né deve, arrendersi, spargendo la voce o il link al mio percorso documentato in diretta su Instagram e qui su Ossitossina  il blog o entrambi & dell’angelo speciale la tostissima guru che mi manda avanti a calcioni&carezze e mi ricorda di esistere in questo viaggio con la sua energia, la sua forza l’affetto il suo cuore pulito fulgido e bellissimo la competenza di vedere per me laddove io sono talpa —> Dora Vinciguerra e il suo meraviglioso cibo felice?

Se salvo me stessa tanto meglio, ma vorrei tanto, ancora più che me, essere un diversivo una presa di leggerezza un punto di vista che traduce e stempera il dolore in una risata e uno stimolo perché altre persone con una sofferenza simile alla mia, non vedano solo disperazione e solitudine nella fatica di provarci, ma anche una mano tesa, sì, proprio quella che in passato non è stata tesa a me, e proprio per questo a maggior ragione ce la prendiamo e la porgiamo e diamo e prendiamo la forza, perché questo concedermi di sentire e esprimerlo, aiuta anche, me. Se ne sarò mai la prova vivente io staremo a vedere, per altri più degni di me, non morirò finché non vedrò anche una una sola donna nell’universo che si sta detestando cominciare ad amarsi.

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Dove vai di bello te?

Un post di disservizio veloce per dirvi, a voi smanettoni dell’internet che qualcosa ne sapete, che il mio percorso -il mio viaggio- verso il temutissimo ignotoX spauracchio di libertà, è dettagliatamente automonitorato, documentato, strumentato e poverame, condiviso, passo dopo passo, sul mio profilo Instabilgram (quella roba quadratina in aggiornamento a cui si arriva cliccando nelle foto commentate a destra). Perché la scrittura è sì verso l’ignoto, ma per avere uno scrivente (no una scrittrice all’antipaticissimo participio)…lo scrivere deve, al presente, scrivere, può non avere senso dell’orientamento o serenità nel cuore ma per eviscerarsi deve avere le viscere, deve avere una pelle da staccare e lacerarsi, un polmone che traspira da scuotere, un pensare che è tutto un ergo condizionato dal nutrirlo il pensiero ovunque questo teppista stronzetto si annidi e complotti, un infinito presente che poi sarà anche un morto e certamente lo sarà belli miei non importa nemmeno ingegnarsi tanto a imparare a scrivere o a fare alcun ché per assicurarsi una morte sicura. Certamente se mangi sei un essere che muore. Sillogismo tanto elementare che mi appare degno di un genio. Certamente se non mangi sei un essere che muore (presto e male e pure affamato), ora quanto rimane di probabilità remota che salta fuori il jolly che piglia e vive?, unisce le due paure più ataviche e angoscianti dell’universo la morte e la vita e io penso penso penso di essere capace di sopportarle affrontarle entrambe insieme?????  Una cosa per volta. 

Sorrido.

Sto male, sì. Fa male? Sì. E’un viaggio verso boh con tante fregature e tariffa altissima? Sì.

Ergo, buonappetito. 

Se non è follia questa. 

Questa sono io.

Questa vale la pena di conoscerla.

 

 

 

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Un freno alla schizofrenia

Ma vienvìa Elisabetta cos’è che scriveresti tutto il giorno? Babbo, libri. Ah, libri, mmm, quelle cazzate lì senza fondo. Sì babbo quelle cazzate lì senza fondo che tu leggi di nascosto in ufficio nei primi cinque minuti di pace che trovi liberi, di cui tu non fai altro che parlare fino alla boria, per cui spendi stipendi interi e bazzichi librerie defilate alla ricerca dell’edizione perfetta in russo, per cui ti commuovi e piangi e ridi e lo so che lo fai per sopravvivere al fatto che te sei lì al lavoro tu a fare cose serie, che aspetti che la giornata arrivi in fondo solo per respirare quell’odore di pagine che è l’unico motivo per cui ha senso svegliarsi e andare verso quella cosa fondamentale di lavorare, che sono i tuoi migliori amici i tuoi veri amici e tua figlia scrive cazzate.

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Ottobre è sono solo una morta non sono una santa

Di gente che di scrittura c’è morta, di colera o di consunzione, del famoso e vintage crepacuore, ne ho letta tanta, è una battuta di caccia falciatrice inarrestabile, una partita vincifacile. E continuerò a leggerne, e continueranno a leggermi. A me sul blog perché il privilegio della carta chi lo vede chi ci arriva son’altro che pietanza da strega per quanto ci provino a intenerirmi la carne, a trovalla, mescolandomi col paiolo insieme ad altri ingredienti. Son come mi si provoca, il mio corredino di ritorno espressivo, una lagna che s’è intravista solo in Frida Kahlo, che un po’ benmistà a andare a respirare l’aria fuori da questi gangheri, e un po’, come infamia, se proprio mi volevano far del male, decisamente mi sopravvaluta. Chi la sacrifica una palma per le pagine rabbiose e le favole a pietà, fine! che, all’ombradècipressiedentrollurne, chiacchiero coi miei morti. Ora che le hanno messe nelle riserve e nei musei e che forse anch’io, se mi voglio comprare, mi devo rivolgere al mercato nero.

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Cosa è oggi

Oggi è un gigantesco NO cubitale maiuscolo un NO strillone a tutto, per tutto, scatta immediato ben prima della domanda e dell’intenzione. Oggi non credo a nulla. Né chi sono, né quello che faccio che scrivo che penso che blocco. E un NO che zittisce, un NO che respinge, un NO che allontana le bolle di pace e bonaccia che soffio nelle stanze. Oggi c’è una risposta NO per tutto per tutti e in ogni direzione a spettro e se ci fosse il gatto sarebbe oggi No pincopallina anche per lei. Oggi è NO alla nonna, No non mi toccare, No non io, no io voi, no non è, no con me non ci parlare, di me proprio non parlare, no non c’entro e se c’ero me ne vado. NO oggi è l’unica risposta e risorsa possibile, l’unica netta affilata e affiliata lama che con scafata destrezza riesco ancora a maneggiare, tagliandoci la corda, tagliandomi fuori, tagliando la testa al toro, tagliandomi la lingua, togliendo ogni dubbio. Questo oggi è un No che è la cosa piu vicina alla vita.

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Gattopardiana

Non è che se fa male un maleboia, sei bravo per forza, come equazione matematica, certo che non esser bravi fa male e brucia, parecchio. E non è che se fai ridere sei un comico e metti allegria alla gente e ti devi rallegrare per questo, perchè semplicemente potresti essere e di sicuro sei un fenomeno da baraccone. Viceversa, se ti autocompiangi in continuazione probabilmente è perché nella tua situazione c’è da piangere davvero. Ho bisogno di tanti tantissimi camionate di biscotti per non mangiarne nemmeno uno.

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In tenerimomenti

Svegliata da un’incudine tracheosectomica di realismo e fattiidovuticonti con l’essermi svegliata anche e perdipiù oggi ma se la mia psicologa crede in me starò andando da una brava???