Ante pesto, post arrosto, dolce farniente.

Ante pesto, post arrosto, dolce farniente.

Affezionarsi a un personaggio due giorni dopo che rideva, una decina di sfottimenti vari di assestamento, un milione di megabyte persi nel web in carica di una cazzata di video per fermare il tempo di un giorno che non avresti mai voluto affrontare(così) in realtà sai esattamente perché l’hai voluto fermare, in tutta la sua inutilità, perché quel giorno che stavi malissimo e che non ti tornava nulla e che tutto si distorceva e tutto era un po’ stonato -niente a posto, io non a posto, io non allineata, io non rispettosa delle regole animistiche/logistiche e nemmeno cestinata senza passare dal via che ho infranto un mio schema ora sbatto il mondo fuori e mi perdo nei miei “tantovale” /tantovale fare schifo/tantovale non far più nulla/tantovalevaffanculoecciao/tantovalestaremale- succede che quel giorno di merda, con questa cazzata di essermene testimone, di guardarmi per distrazione come mi potevo girare i pollici mentre facevo zapping, alla fine l’ho affrontato lo stesso. Ci sono stata in mezzo, con fastidio, e ha avuto 24ore brutte ma non una di più, non 25. le solite. come gli altri. peggio degli altri. faticosamente. …perché non è forse ugualmente pesante fare fronte a me stessa quando sono felice? lo è. del resto siamo tutti nati sotto un’ineludibile forza di gravità che ci imprime costante anche quando lo stomaco è vuoto il cervello leggero, o quando gli angoli della bocca sono rivolti in alto.
Si.Può.Fare.

Affezionarsi. Dopo. Ché male o male ce la siamo cavata. Senza saperlo. Prima. Col senno di mai.

Soldi mancini, a manciate!

Soldi mancini, a manciate!

Sveglia nel senso di sveglia nel senso no sveglia impallinata concentratissima nella fondamentale organizzazione minutoperminuto di come sputtanarmi la giornata per infilarmi un calzino dueètroppo e arrivare a comprare tutte le sigarette che ho fumato dall’angoscia di pianificarmi il viaggio verso il pacchetto senza essere vista e evitando di incrociare una qualsiasi prova che esisto tipo specchietti, semafori che mi devono pure aspettare, strisce che non vogliono essere calpestate da me, vetrine che perdono il loro appeal se riflessanti, manichini senza testa e cordevocali che da dentro potrebbero cominciare a sparlare, tovagliette da colazione dei cinesi che se mi vedono si arrotolano e ritraggono e risucchiano nel proprio cilindro preferendosi manganelli, non sveglia che mi tiene ritta solo la fame con la buccia e con la contenta convincente che se devo ingegnarmi a trovare qualcosa da afferrare per mettermi il silenziatore allo stomaco forse allora per qualcosa mi ero davvero svegliata con uno scopo, metti un ingranaggio che si ricorda di ingranare, ogni tanto, a intervalli più o meno ravvicinati, succede e è drammaticamente simile alla tramava dei cuori spezzati nelle poste del cuore: Sono povera in canna non c’ho una lira zero burnout, lastrico, debiti, bollette che risalgono al manoscritto trovato a saragozza. Impossibilità di attingere alla pensione da invalida psichica per motivazioni motivate, ben motivate, da altri, autorevoli altri. Esci da me ed è tutto autorevole. Io-autorevole tu-piattola. Se impugno un giàscritto già sistemato già archiviato un giàillustrato progetto ho anche, urgentemente, bisogno di avere una colazione per presentarmi e fare presente qualcosa che presente non è, o che boccia ogni presente prevedendolo presagio, un filo di cotone per rattoppare due stracci e farci, quantomeno, la figura dell’avanzo di galera pentito sulla strada dell’onesta pagnotta ma chi io, dall’intelligenza si guarisce dalla pazzia no ma forse si può far finta, dal nulla no, non si esiste, non si nasce, se non da quel quid delle gonadi che per me è un’agonìa e di cui non voglio nemmeno sentir parlare, sentir pensare. No ve lo dico ora perché ci sta che domani licenzio il ghost writer che mi scrive il blog e poi magari si pignorano il mac e indove finisco non c’è campo non lo state a chiamare chilhavisto, secondo ponte a destra.

Con una mosca dicevi non posso fare poi fai

Con una mosca dicevi non posso fare poi fai

Oggi è domenica e ringraziamo che ci sono io a dirlo e puntualizzare se no un casino di bug gregoriano davvero e come ogni domenica mi succedono le cose che non scordo, il carnevale della materia no sul serio non i soliti scherzi della percezione, anche se è una lettura comoda da tenersi in tasca al bisogno, le illuminazioni fulmine il definitivo in bellavista del vuoto la capacità infinita del vuoto nel senso di quanti litri di vuoto riesco a contenere senza che tracimino ad accozzarsi con altri vuoti creando soluzioni insolubili e sedimenti, ho ancora capienza per un po’ oppure prima di continuare a versare faccio calmare le acque? Le consapevolezze nitide le pagelle di getto e brutali la chiarezza fulgida la carezza gelida molto simile in realtà a una stretta floscia di mano proprie del rammarico e dello spreco e tutte quelle belle cose di sofferenza alimentata dalla sofferenza e che fanno una doppietta di gemelle anziane sottobraccio vestite uguale che si finiscono i discorsi completano le frasi a vicenda che nulladimale ma quando le vedi per strada tanto bene e a posto e allineato non ti senti, quella è la materialissima tangibilissima pietra epìtome che affonda dritta risucchiata dentrondensa di pesospecifico che fuoriesca tutto il resto calibrato, tutto quel latte versato, il mio giudizio è lì, la pietra potrebbe essere un dente. Sono le cose molto dimenticabili pensare ora mi metto al mac e ho un mac sul tavolo, ora prendo l’ombrello perché piove e piove davvero, quando mai gli do una quota, quelle per cui aspettare e che poi si trascinano faticose nell’attesa di esaurirsi insieme al bruciore di stomaco. Oggi è domenica non scordatevelo. Giuro che anche se suona come una iattura non è una iattura a meno che uno non abbia lo stomaco di ferro ma la coda di paglia.

Pausa mangiononmangio.

C’ho i buchi nei capelli, una #storiamoltotriste su IstagramStories, esci immediatamente dalla sala di questo film e vai a vedere Neruda, come tutti gli altri, sto stronzo sì che aveva una vita, io non ci vado, nemmeno in pigiama, non tanto perché non credo nelle trasposizioni biografiche al cinema, ma perché, essenzialmente, Neruda non mi piace proprio pegnnènte, né l’uomo né la poesia, mi sembrano una gran presa di culo da che mondo e mondo i poeti seri sono uominidimondo.

Io…non lo so, non lo so quanti mah boh e sbuffi e mugoli e miagolii metterci in un elenco aperto al nuovo arrivato -quale mah vuole essere l’ultimo?- quando mi metto alla tastiera mi si apre un mondo, come dicono a esuberi di grappoli, dicendo in effetti una verità sacrosanta, sebbene non così democratica quanti sono i desideri del prossimo che fa lo scrittore perché gli è andato male il provino per forum, mi si aprono infiniti mondi, cieli immensi. E mi si chiude il cervello.

Enantiodromica

Enantiodromica

Ma ci beccano sempre quando scappo a fare le giratine la mattina all’alba anche prima. Possibile che lascio un vuoto così grande, incolmabile, inconsolabile che si smuove la cia il kgb la Stasi per venirmi dietro a riaccalappiare. Ricordati di fare buon viso a stomaco vuoto. Due ore fa mi chiedevo con una mano sulla coscienza se, oltre tutti i rancori mai riaggiustati e collocati a un sereno punto di elaborazione e al senso di rabbia e ingiustizia e deprecazione istintuale provata, forse il fatto di essere stata rinchiusa in una clinica psichiatrica per tanti anni non fosse perché seriamente ne avevo bisogno, che ero e sono una veramente fuori di testa, per il senso comune e bestialmente umanista dell’accettabilità sociale. Però è anche vero che non si rinchiudono alla leggera quelli che si soffiano il naso con la mano parlando da soli con la nonna o ricercando negli occhi rivolti altrove il minimo segnale di accudimentomaternoONLUS o approvazionepaternaONLUS, o che mangiano solo se il loro piatto è di plastica rosa 2/5anni con un gatto che lo incoraggia, a meno che non siano anche intelligenti, allora ci si accanisce. Arrivo anche a pensare, anzi, concepisco a margine come eventualità di poter perdonare, pianopianopiano, quello che forse ho contribuito con l’insolenza a perpetuare ciclicamente nella mia vita di internata. Quello che resta reale, e irrisolto, se mai ci fosse davvero insita una lezione da imparare da tutto quello che ci accade, è che mettiamo il caso io fossi davvero la peggiore delle folli e che merito e ho meritato le indicibili e umiliazioni a cui non so per quale ristagnante motivo sto sopravvivendo (ripeto, non escludo di esserne concausa), come mi spiego il fatto che in tutta questa vita legata imbavagliata inpasticcata oscurata e sedata da sti professoroni luminari baronetti de stocazzo, poi alla fine neanche m’hanno curata così tanto bene che sono più matta di prima e comunque matta per matta sicuramente qui fuori, e lontana, della mia personale prigione detengo le chiavi, un’infinita scelta di volume di stoffa e gradienti di colori.

Lettera 12 e dove sono le altre 11

Lettera 12 e dove sono le altre 11

Non fate passare per me ciò che è passabile o bello per altri perché così triste voglio essere solo io e non leggete il mio blog perchè una reduce vuole solo la tabula rasa lo sterminio lo spicinìo che ha fatto e contemplarlo e tirare il fiato e dire del siffatto deserto: e ora?

Ricettazione

Ricettazione

Mi è stato prescritto di scrivere il mio libro. E che è una fatica che non mi passa la Asl, stavolta, e sarebbe la prima volta, nel senso, che se ne lava le mani il palco nobile, e sta a dire anche che sono mediamente libera e che ho le mani slegate e che però nella merda ce le devo infilare io, con tutto quello che le mani possono, o devono, fare. E io che non tocco nemmeno il mio viso. Che non lo detergo e lo temo. Che al chiuso della mia stanza mi incappuccio, per evitare ogni riflesso o bagliore traslucido. Che ho i coltelli di plastica non per la lama, ma affinchè non possa specchiarmici. E insomma va bene. Trecento deglutizioni dopo che il cuore ha accettato arriveranno i comandi alle dita. Ma io nel frattempo devo proprioproprioproprio anche mangiare???? Diochepppppalle.

Brevetto di Fatima

Brevetto di Fatima

Come si scrive a mitraglia in piena crisi ipoglicemia non ve lo insegna mai nessuno, la forza che si intestardisce nel tremore, il vuoto che raccatta ogni granello di polvere e tu un’unica grande ghiandola di salivazione a scindere l’indigesto dal nutriente, l’euforia della ruspa che viaggia a monetine di fame, ma voi un vi ci azzardate a provarci, fate come il contadino che ignora l’accoppiata cacio e pere e fa il suo e si riproduce e dorme respira e vive (e almeno se non mangi respira, Elitossina ) non ve la trafuga state certi l’esclusiva della vostra intuizione dimmerda.

Agenzia: Ah stasera ricomincia Un medico in famiglia che culo da me va in onda in anteprima Un paziente misconosciuto all’anagrafe.