A càos, Dammangiare, Hic et Munch, Nonhotempoperdigiunare, Paleosolution, Sei un blocconote

Mi piace non arrivarne a capo, non tirare le fila

Una cosa può essere o carne o pesce. Ma può essere anche entrambi. Io posso essere e sono tante cose. Nella stessa persona. Tutta d'un pezzo, regolare, affidabile, coerente, sarà anche apprezzabile, ma io ne vedo un limite alla miriadi di possibilità diverse di provare e sentire amore, a mio modo, a mio modo senza ruolo e definizione, senza pressione molesta che richiama all'ordine e senza imminenza timore di castigo, a quel punto mi soffermo a appassionarmi a qualunque cosa al dettaglio. Ero indecisa e volevo entrambi. Salmone o hamburger?? Oggi non parlo se non in presenza del mio #avocado😂😂😂😍😍😍🦁🦁🦁💜💛❤💚💙💛💖🍈🌴🍋 di sicuro c'è un nero viene a piovere chediolamanda. buon appe gente e mettiamoci in fila per imbarcarci sull'arca di noè…😒😒🚿☇☈⛈🌧🌦🌩💧💧☂🌂☔ #anorexiarecovery #foodforthoughts #paleofood #healthyfood #nourish #nourishing #paleoeats #lunch #foodblog #foodtherapy #fooddiary #edrecovery #edfamily #healthy #paleolife #foodporn #salad #diarioalimentare #painting #art #avocadolove #anoressia #paleo

A post shared by Elisabetta PhiLeosopher (@elisabettapend) on

A càos, Accàsa, BollettiniANSIA, Dammangiare, Paleosolution, Parentesi caustiche, Sei un blocconote

Immaginarsi le cose diverse

 

Ma chi me l'ha fatto faaaaa😂😂😱😨😣 . (…gli aculei😒😒) ed è anche il tema del pensiero m'è venuto mentre ero affaccendata: ma chi me l'ha fatto fa per una vita di star di merda nell'impossibilità di farmi amare da persone che ne traggono solo sollievo e diversivo e che hanno trovato il loro unico senso nella tranquillità di non mettersi mai in discussione esonerati dal flusso della coscienza causa figlia malata grave. Ma anche solo per dispetto e non rendergli il giochino facile e liscio mi libero di stammerda di anoressia fino in fondo e dispiego ogni singolo diritto umano e interiore che mi spetta sulla strada davanti a me. Sarà uno stradino, uno straducolo, un vicolo, uno sterrato col calesse? bene, ottimo, a questa strada do il nome di una persona che si è dimenata fino alla fine dalle catene. Buon appe gente bella! (Ps…ma chi me l'ha fatto faaaaaa😱😱😱😣😣😣😣😬😬che ora in due secondi li fo fòri sti ricci e porcospini😂😂😂😣😂😂😂😋) buon pome poi scappo al lavoro💖💜💛💚💙✌🦁🦁🦁🦁🦁🦁🦁🦁🦁🦁🦁🦁forza eh #anorexiarecovery #paleobowl #veggies #sweetpotatoes #patatedolci😋#avocado #avocadolove #paleofood #paleolife #paleocooking #paleoeats #healthyfood #eggs #lowbudget #paleo #lunch #foodporn #edrecovery #edfighter

A post shared by Elisabetta PhiLeosopher (@elisabettapend) on

A càos, BollettiniANSIA, Dammangiare, Eternitornanti, Hic et Munch, LetterAttitudine, Paleosolution, Sei un blocconote

Dare un nome

Ve lo andate a leggere che non c’ho voglia. Oppure no. C’ho voglia ma voi non ve lo andate a leggere. Abbiate il coraggio di fare come cavolo vi pare😂, mangiare è un atto sfuggente e mai un mandala definitivo, qualcosa che ti sistema per la vita, una cerniera per fermare un attimo privo di vincoli in sottovuoto. Per cui in perfetta grammatica, continuo a scrivere e a nutrire il provvisorio, aggiungendo sfilze di croci a tutte le ultime cene che faccio.

———————————————————————————————————-

(ah ma ora funziona sto plugin, toh! vediamo un po’ se lo inserisce⁉️⬇️)

Ok, oggi me lo sono fatto così, perché è autunno😂🌾🍂🍁E ho trovato il #cavolfiore e ho trovato lo #zafferano in fondo a un cassetto che stavo sgombrando per trasferire i miei due pigiami due che sono la mia mise giorno/notte2001/2018. Penso che ormai i #trecuochi o come si chiamavano quelli delle bustine famose ne son morti almeno due e il terzo è preso male, col palletico come le mie mani. Poi ho infilato il prosciutto nello spiedino e l'ho infornato con l'ananas, perché magari un po' di sole si senta in colpa di stare anche lui col muso. Questo piatto decadente mi piace, mi assomiglia, una moltitudine di caos bruciante e libero dagli schemi, dalle convenzioni di un pasto, dai dettati della vita. Non posso scrivere i giorni con in mano una penna fornita di gommino perché la maestra sa quale cervello nella classe sarà recidivante nell'aspettarsi la spietata correzione. E non sono la benedizione e la fortuna e il bilanciere di patetici arroganti. Vai leo, nella rigenerante solitudine di sapersi piegare, ma non più inginocchiare strisciando, mangiamo.✌ yum!!!!😋#paleofood #paleo #paleolife #leftovers #lowbudget #fooddiary #anorexia #anorexiarecovery #edrecovery #art #paintings #igartist #anoressia #diarioalimentare #paleoeats #foodporn #foodart #friedegg #ham #pineapple #cauliflower #saffron

A post shared by Elisabetta PhiLeosopher (@elisabettapend) on

Accàsa, BollettiniANSIA, Dammangiare, Depreality - A Videostory, Eternitornanti, Hic et Munch, LetterAttitudine

Se hai perfetta la teoria, alla pratica non ci vai.

Pensieri variabili e tanti. Quanto nervoso. Quanta voglia di ridere e voglia di togliere questo freno a mano. Quanta voglia di leggerezza più che il corpo si appesantisce. Quanta voglia di avere un’ossessione totalizzante e sentire per una volta, che lasciarmici andare fino in fondo, è la pazzia giusta, fosse anche sbagliare di grosso MA sentendomi nel giusto, perché è 100% quello che voglio, non voglio più sbagliare cosciente di sbagliare. e continuare a sbagliare. e continuare a essere cosciente.
voglio vincere qualcosa sapendo di meritarlo. voglio eccellere sapendo che sono stata il meglio, non voglio più tagliare tutti i rami a un albero che non ho neanche piantato. senza acqua per crescere. senza terra intorno. senza un luogo. senza una specie. senza interscambio coi vicini di flora, contatto e tolleranza al concime, senza sentirsi Natura. Ma una vita passando intorno guardinga girando intorno vile e fifona a una zappa a decidere se afferrarla. E il dubbio che sfinisce, ogni muscolo e protèsa e forza nel braccio alla fine mangiati dal percepire nelle viscere il dirompere il rigoglio dei giardini altrui, che lavorati curati o selvatici, vivono e vivono e vivono, bellissimi e bruttissimi, viventi, malati, viventi, ordinati o deviati, morali e immorali che se ne freghino o se ne sbattano il cazzo, che siano alberi sacri e saggi o che denutrano i limitrofi rubandone nutrimento e radici, e vivente il loro verde e viventi anche i loro vermi vivi a infestare il mio, quello che neanche esiste, che è solo l’ipotesi di un seme senza la pazienza di nascere, quello a cui si nega la botta di culo, il caso, la fatica e la sconfitta il sudore il lavoro e il terriccio gli si nega la forma la direzione in cui crescere il colore e il mutamento del colore la ciclicità delle foglie il significato del nome e il destino di essere regalato per amore, il dolore la ricerca dell’aria del sole e del cielo si nega e soprattutto la speranza, perché sararebbe stata anche volentieri l’ultima a morire, ma qualora uno avesse vissuto, col quel guscio mummificato che invece si è tenuto in mano.

Accàsa, BollettiniANSIA, Dammangiare, Eternitornanti, Iperventilazione, Sei un blocconote

Una risposta nulla.

wp-image-2140198144jpg.jpg

Cosa può succedere quando c’è una mano che trema in questo #insta e non è quella che scatta, almeno non in modo percettibile, ma quella che cristallizzi in un click di fronte a te per farla fermare e e fermare pure -per favore- il mondo. Cosa può succedere quando una madre tua madre sta stesa in terra urlando che ha perso la testa e che sta al buio che aiuto aiuto aiutami, cazzo! mamma come posso aiutarti? NON puoi aiutarmi vai via, mi aiuti se te ne vai lasciami sola. mi giro, nuovamente, di pochi gradi, in attesa e mantenendomi vigile e.. aiuto!aiuto!aiutami cazzo demonio! COME VUOI CHE TI AIUTI MAMMA, RESPIRA, DIMMELO, CHIEDIMELO. AIUTAMI A CALMARTI. VAI VIA NON MI AIUTI MI FAI STARE PEGGIO. e di nuovo mi sposto, appena, cercando di respirare io al suo posto, vigile, a portata di occhio, e aiutami,cazzo,muoio! Ok mamma, rewind, reset, cosa posso fare per aiutarti? NON mi aiuti!oddiomuoiomuoiomuoio. Non voglio che muori, posso aiutarti a sopravvivere finché non muori più, mamma? Dai. Ti prego. No! Lasciami morire. Ok va bene, sono qui accanto. Aiutamiiiiiiii VUOI lasciarmi morire? No mamma. E cosa può succedere quando aiutoaiutoaiuto e infine rispondi con l’ultimo controllo nell’ultimo dito del pugno strinto, io sono qui, ti posso dare il MIO aiuto, dimmi tutto. “Ma io stavo chiamando la mia mamma”.”aiuto lo chiedo alla MIA mamma!Mamma!Vogliolamamma mia, NON TE!”.
Va bene. Cosa può succedere. Cosa succede. Non può succedermi nulla. Perché la nonnina è attraverso di me, con me. La nonnina è dentro di me a proteggermi ANCHE DA QUESTO.
A mangiare lo stesso cosa succede, ok, portarsi sul piatto. Strascinarsi verso il piatto. Spostarsi e portarLA. Cosa succede a avere un solo perché da giocare per allentare quel pugno: Perché la nonnina non avrebbe permesso che nella bolla di angosce e dolore affogato che sono ben oltre la mia comprensione e il mio potere assorbente…morissi da spugna da magnète opaco anche un po’ ognivolta io. Una morte molto più sottile e senza ritorno del morire di fame. Nonna non l’ha permesso quando avrei potuto morirne davvero, quando davvero avevo solo l’impotenza di una bambina come scudo e un avvocato stratega della vergogna da imparare a memoria, a maggior ragione non lo permette adesso che sono a scuola di coraggio. Nonna direbbe e dice: amore, vieni è pronto, non è successo nulla! (Dududù. Dadadà.)

A càos, Accàsa, BollettiniANSIA, Dammangiare, Eternitornanti, Iperventilazione, LetterAttitudine, Nonhotempoperdigiunare, Parentesi caustiche, Poeresie, Sei un blocconote

Ante pesto, post arrosto, dolce farniente.

Affezionarsi a un personaggio due giorni dopo che rideva, una decina di sfottimenti vari di assestamento, un milione di megabyte persi nel web in carica di una cazzata di video per fermare il tempo di un giorno che non avresti mai voluto affrontare(così) in realtà sai esattamente perché l’hai voluto fermare, in tutta la sua inutilità, perché quel giorno che stavi malissimo e che non ti tornava nulla e che tutto si distorceva e tutto era un po’ stonato -niente a posto, io non a posto, io non allineata, io non rispettosa delle regole animistiche/logistiche e nemmeno cestinata senza passare dal via che ho infranto un mio schema ora sbatto il mondo fuori e mi perdo nei miei “tantovale” /tantovale fare schifo/tantovale non far più nulla/tantovalevaffanculoecciao/tantovalestaremale- succede che quel giorno di merda, con questa cazzata di essermene testimone, di guardarmi per distrazione come mi potevo girare i pollici mentre facevo zapping, alla fine l’ho affrontato lo stesso. Ci sono stata in mezzo, con fastidio, e ha avuto 24ore brutte ma non una di più, non 25. le solite. come gli altri. peggio degli altri. faticosamente. …perché non è forse ugualmente pesante fare fronte a me stessa quando sono felice? lo è. del resto siamo tutti nati sotto un’ineludibile forza di gravità che ci imprime costante anche quando lo stomaco è vuoto il cervello leggero, o quando gli angoli della bocca sono rivolti in alto.
Si.Può.Fare.

Affezionarsi. Dopo. Ché male o male ce la siamo cavata. Senza saperlo. Prima. Col senno di mai.

Accàsa, BollettiniANSIA, Eternitornanti, Hic et Munch, Iperventilazione, Parentesi caustiche, Sei un blocconote

Colpi di genio di scena, davvero.

Oggi per fare un dispetto alla continuità di una linea e allontanare di un passo un ipotetico tratto distintivo che mi caratterizza descrive identifica e inchioda, cambierò tema del blog.

L’inquietudine di non sapere dove mettere le cose dentro e fuori di me e sotto quale forma, e di cambiargli posto e di cambiargli idea, mi caratterizza in effetti piuttosto bene, al limite del branding.

Iperventilazione

Cose che scrivo su Instagram

Giornate che almeno finiscono. Per dare possibilità a altre di iniziare.  Buona cena e serata mimme scrivevo su instagram. Sono esaurita e satura insieme di arroganza tipica di chi ha talmente poco da dare di buono che non può far altro che prendere, prendere, prendere, energia, cose che vuole sentire cose che vorrebbe fossero così dette e capite a senso unico (il suo) e soprattutto ragione. Una ragione strappata con la forza, e con la paura, e con il pericolo costante di privarti di amore. Buona cena anche a te, in qualunque fumi tossici tu ti trovi, per maledetto destino padre.

Accàsa, BollettiniANSIA, Dammangiare, Depreality - A Videostory, Hic et Munch, Nonhotempoperdigiunare, Parentesi caustiche

Cosa ci rimane di Roberto Re. Non l’anoressia😂

A volte la famiglia non è esattamente il porto sicuro in cui trovare conforto e affetto e supporto, specialmente quella così vicina da essere a un tiro di schioppo per riversare comodamente il peggio. A volte ci vuole davvero un amico al mio fianco, ogni tanto a ricordarmi che non sono solo un peso anomalo su cui scaricare le colpe e tutto ciò che non si può mettere in discussione di se stessi che meno male c’è la figlia matta a fare da discarica e smistamento tossine, quelle che giustamente vanno spazzate via, e mica si liberano nell’aria, tutto sotto al tappeto della mia pelle, perché io le posso coprire. io sono abbastanza matta da poterle accogliere e nascondere tutte. il mio rispetto, vado a prendermelo da chi è felice di donarmelo senza che sia dovuto, e se non sentito naturale, ferocemente per questo rinfacciato. Dopo pranzo mi sono buttata via io, ma dalle risate. Grazie, amico Roberto. Ti ha mandato la nonnina a te, nella mia vita.

Grazie grazie grazie. E poi mangio. Che a tutto il mondo gli avrei tirato la minestra in faccia, oggi. L’istinto di chiamarti, perché boh è il tuo compleanno e perché boh, vai a nascere un secolo fa nel giorno che un giorno mi sarebbe stato utile che fosse il tuo compleanno per salvarmi. Forse un motivo non c’è o a volte non si vede, ma non c’è nemmeno di schiantarsi a terra, non per chi così vorrebbe vederci, e tenerci lì, e da quel punto a terra guardarli come fossero altissimi e intoccabili giganti

A càos, Accàsa, BollettiniANSIA, Dammangiare, Eternitornanti, Iperventilazione, Parentesi caustiche, Sei un blocconote

Grazie, torno a piedi.

Lo schifo che mi fa quell’uomo che arriva da mia sorella e me che ci facciamo il culo e ci piace farcelo a stare dietro alle bambine e loro stanno dietro a noi e ci guardano attapirarci coi loro occhioni che non sanno, che non conoscono, che chiamano nonno nonno nonno perché il nonno passa le chicche di nascosto mentre mamma vieta e zia indora la pillola che chicche no o non sempre e non in cambio di qualcosa o di star zitti o di stare a essere qualcosa che non sono (non siamo) e che non gli piacciamo ma gli piacciamo se stiamo zitte lo ascoltiamo e gli diamo l’attenzione che tutto il mondo è merda tranne lui e tutto il mondo è merda comprese noi soprattutto noi cazzo che merda è, padre, esistere, come hai ragione. Sì che ti piacciamo quando ci schifiamo, quando ci annulliamo, quando ci pestiamo a sangue da sole. E tu odi la nostra razza e ne cresci una ancora più giovane, una ancora più innocente. E noi zitte. Lo schifo che mi fai che nonno nonno nonno il nonno è quello che di nascosto arriva fa bella figura due minuti che ha portato da mangiare sapendo che se lo mangerà lui e si beccherà le moine i complimenti rifilerà le chicche manipolatorie se ne uscirà tutto il tempo a fumare perché ci ha fatto l’onore di presentarsi con una vasca di peperoncini urticanti fissare l’orologio che l’aspetta il cane e poi infilarsi di nascosto una bottiglia di grappa mollata lì dall’inquilino inglese appena partito che nessuno cacava fino a che è rimasto un buco vuoto dove sembrava un soprammobile prima e riappariva il bitorsolo nella borsa in cui aveva trasportato il pranzo poi, pagata col silenzio delle bambine, e col loro pancino pieno di chicche. Nonno nonno nonno! Voglio il nonno!

Lo schifo che mi fai. Insisti perché esca con te, perché me ne vada con te, perché così adduci e puoi ben alzare le spalle sconsolato che te ne vai dopo tre secondi perché IO ho le paranoie sul mangiare, e non la pietosa verità che te ne vuoi andare a tirare fuori il bottino patetico e sistemare la merda di grappa in casa. A bertela. Col cane. Tronfio che le sorelle hanno come al solito dovuto adorare pazzescamente un briciolo della tua merda concessaci pensando pure di aver perso tempo, tralasciando completamente di guardarsi degli occhi forti della pagnotta e mollica di sostanza che ci hanno speso una vita facendosi il culo, ma arricchendosi.

 

Scusatemi, non ho altre parole, digrigno i denti e forse, tornerò a respirare lo stesso, con le mandibole rotte e nuovi blocchi, da riassorbire, da massaggiare, da veicolare di nuovo in sorriso. Ora sono anche di corsa, sul bus, e sto molto male, dopo se riesco da casa correggo sintassi e grammatica.